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PAGAMENTO TASI 2015/ Il “rompicapo” che resta senza semplificazioni

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Inoltre, il Ministero sottolinea che il comune può comunque trarre gli elementi informativi utili anche dagli adempimenti connessi ad altri tributi (si pensi alla tassa rifiuti) come anche dalla circostanza che i possessori degli immobili sono obbligati a versare il 90% della Tasi qualora l’immobile risulti essere occupato da altro soggetto e non sia stato fissato l’onere tributario a carico di quest’ultimo e sino al 70% dell’imposta nel caso in cui sia invece fissata la misura della tributo in capo al medesimo.

In altri termini, si sottolinea come nel momento stesso in cui su un dato immobile la Tasi sia versata nell’ammontare del 90% (o sino al 70%) dal soggetto titolare di diritto reale sul medesimo, il comune può trarre la logica conclusione che la differenza possa essere in capo ad altro soggetto occupante l’immobile ed esercitare conseguentemente la propria potestà accertativa.

Per quanto riguarda poi il “come” procedere alla compilazione della dichiarazione da parte dell’occupante, con buona pace dei burocrati di professione, il Ministero invita a utilizzare la parte del modello riservata alle “annotazioni” per specificare nella stessa il titolo per il quale l’immobile è occupato.

È chiaro che tale condivisibile presa di posizione del Ministero possa creare qualche problema ai comuni che, pur di facilitare la propria attività di verifica anche adottando propri schemi di dichiarazione, intendevano scaricare ancora una volta sul contribuente le proprie inefficienze. Questa volta però sarà necessario che questi si organizzino, anche perché nel stretto rapporto che esiste tra contribuente e amministratore locale ben difficilmente verrebbe tollerata un’ondata di cartelle pazze originate dall’incapacità di gestire la attività di acquisizione dei dati immobiliari e di accertamento.

Peccato, infine, che l’impulso ministeriale semplificativo non si sia registrato anche nel momento in cui si sono determinate le regole di computo e di versamento di Imu e Tasi. Tali differenze, infatti, già insite nelle diversa natura dei due tributi, sono acutizzate dal fatto che ogni comune ha avuto la possibilità di “personalizzare” importi e metodi di calcolo, mettendo in grossa difficoltà i contribuenti che, impegnati in questi giorni a calcolare l’acconto da versare entro il prossimo 16 giugno, scoprono, ad esempio, che aver imparato a memoria la delibera del comune in cui hanno l’abitazione principale non li esonera da dover studiare anche quella del comune in cui hanno preso in affitto l’ufficio, ovvero in cui hanno la casa ereditata dalla nonna, piuttosto che quella del comune in cui hanno avuto la malsana idea di acquistare un monovano per le vacanze.

 

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