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Economia e Finanza

CRISI GRECIA/ Il Piano Marshall sull'orlo del burrone

La situazione greca, spiega CARLO PELANDA, rende manifesto che nessuno sembra più avere il potere sufficiente per arrivare al compromesso. Bremer chiama questo problema “G Zero”

Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto)Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto)

Nel G7 in Baviera il caso greco non era in agenda, ma è stato il tema, insieme a quello russo, più caldo negli incontri bilaterali riservati, in particolare tra Merkel e Obama. Nessuno vuole una grexit per le conseguenze di contagio del sistema finanziario globale e di destabilizzazione dell’Europa sudorientale già esposta a mire espansionistiche russe e cinesi in un contesto complicato dalla svolta neo-ottomana della Turchia. La Nato rischia di perdere la Grecia dopo aver perso sul piano sostanziale, anche se non formale, Ankara, in un momento in cui Mosca punta all’influenza sull’area balcanica. L’uscita dall’euro di Atene confermerebbe al mercato che l’Eurozona è un’area monetaria troppo impoverente per restare coerente e tornerebbe a scontarne la dissoluzione nonché l’insolvenza del debito italiano, troppo alto in relazione alla crescita troppo bassa, cosa che riporterebbe l’Italia in recessione per il rialzo dei costi di rifinanziamento.

Quindi, è ovvio che europei e americani, nonché i giapponesi che con un debito verso il 250% del Pil avrebbero problemi gravi se il mercato percepisse nuovi rischi accesi dall’insolvenza greca, siano disposti a concedere molto alla Grecia per tenerla a galla e nel fronte occidentale. Ma, sapendo questo, Atene cerca di ottenere ancora più vantaggi non percependo il limite. Il Fondo monetario ha regole rigide e l’America, pur avendo l’influenza prevalente nell’istituzione, non può dire a Lagarde di chiudere un occhio perché Cina e altri, oltre a licenziarla, coglierebbero l’occasione per pretendere più potere.

Concessioni in deroga, poi, dovrebbero essere approvate dai parlamenti in Germania e Olanda, nazioni dove le decisioni europee non sono importate automaticamente, e Merkel verrebbe probabilmente messa in minoranza se fosse presentato ciò che ora Atene chiede. Peraltro Tsipras verrebbe messo in minoranza dal Parlamento greco se accettasse il compromesso offerto dai creditori e da Bruxelles.

Il punto: nessuno ha il potere sufficiente per arrivare al compromesso che tutti vogliono e ciò crea la possibilità di un incidente. La rinazionalizzazione dell’Europa e l’indebolimento dell’America riducono la capacità di gestione comune tra nazioni delle crisi.


COMMENTI
08/06/2015 - Dollaro valuta di riserva (Pietro Sita)

Vorrei tanto sapere perché nessuno parla degli accordi di Bretton Woods con i quali si sono poste le basi del sistema monetario del dopoguerra, del fallimento di questo accordo che era basato sul Gold standard. Il Gold standard venne abbandonato nel 1971 da Nixon per il semplice motivo che gli amerikani avevano fatto default: avevano stampato troppi dollari e non erano in grado di cambiarli in oro al prezzo prestabilito (35 dollari l'oncia) Da allora la finanza internazionale dominata dagli angloamericani (non ci infilo dentro gli ebrei altrimenti.....)è passata alla valuta fiat (cioè carta straccia creata dal nulla). Il dollaro imposto dagli americani per tutte le transazioni internazionali è il mezzo col quale hanno sottratto risorse al mondo intero per finanziare il loro impero e le loro guerre coloniali. L'ultima colonia e l'Ukraina. Non è un caso che gli inglesi ed i francesi, che hanno grande nostalgia dei loro ex-impero (indipendentemente dal partito), sono i loro cagnolini da riporto in tutte le azioni di guerra intraprese negli anni. Il crollo finanziario attuale è il frutto del dafault del 1971 e del tentativo di mantenere l'egemonia mondiale attraverso la finanza. Attualmente i tentativi dei BRICS di fare una banca internazionale alternativa al FMI sono visti dall'amerika come un attacco alla sicurezza nazionale ed è per questo motivo che sono state imposte sanzioni alla Russia. L'ukraina è solo una "false flag" per scatenare una guerra "calda".