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SPY FINANZA/ Tra Usa e Ue, il "caos" che fa vacillare i mercati

Pubblicazione:lunedì 8 giugno 2015

Christine Lagarde (Infophoto) Christine Lagarde (Infophoto)

C'era un tempo ormai lontano - era il dicembre 1996 - quando il presidente della Fed, Alan Greenspan, poteva permettersi di giudicare i mercati e di avvertire pubblicamente il parlamento sovrano del dollaro che le Borse gli sembravano preda di "un'esuberanza irrazionale". Quasi vent'anni dopo l'89enne Greenspan è un grande accusato - se non un condannato davanti al tribunale storico del passato prossimo - per la politica monetaria fra lo scoppio della bolla tecnologica e gli scrolloni successivi all'11 settembre e il ben più grave collasso di banche e mercati nel 2008.

Certamente non gli si può rimproverare di non aver marcato con un'espressione passata agli annali, un passaggio fra una fase economico-finanziaria controllabile dagli strumenti analitici e operativi a disposizione del maggior banchiere centrale del mondo e una fase nuova: in cui la dimensione e la complessità funzionale dei mercati diventavano meno facilmente riconducibili alle categorie di razionalità elaborabili da una Fed.

Anche in questi giorni - e dopo anni di turbolenze e aggiustamenti traumatici in economie e mercati - la "razionalità fondamentale" di quanti analizzano i mercati è messa a dura prova. Ma stavolta il contributo delle autorità monetarie (governi, banche centrali, istituzioni sovrannazionali) non contribuisce a far chiarezza. Nel frattempo tanti analisti si ostinano a cercare una razionalità spesso assente, anzi: spesso evidente nella sua assenza. E troppi travestono da sapiente uso della teoria dei giochi quello che la storia mostrerà essere semplicissimo vuoto comportamentale.

I tassi del Bund che schizzano da sotto zero fin quasi all'1% reagiscono ad almeno due situazioni: l'ormai quasi "eterno" rischio-Grecia sull'euro e il fulmineo passaggio dal rischio-deflazione a un nuovo rischio-inflazione nella stessa area euro. La prima situazione - sottolineata sul Corriere della Sera da Francesco Giavazzi - è il protrarsi della crisi greca da oltre cinque anni. Qualcuno ha il coraggio di dire che la Grecia può uscire dall'euro in maniera ordinata, "razionale"? Qualcuno riesce ad argomentare che - forse - la Grecia deve uscire dall'euro con potenziali effetti positivi sia per l'eurozona che per la Grecia? Tutti siamo convinti che la classe dirigente greca - a cominciare dal premier Alexis Tsipras - sia a metà fra lo sprovveduto e il disperato, ma il governo tedesco non sembra meglio attrezzato a gestire con l'autorevolezza del Paese locomotiva-d'Europa una situazione oggettivamente difficile, ma non irrisolvibile.

A proposito di scenari macro, anche al di là dell'Atlantico non sembrano passarsela meglio. In Europa il governo tedesco decide - overnight - di emettere Bund indicizzati all'inflazione (+0,3%), mentre la Bce di Mario Draghi si affanna già a smentire un ripensamento sul Quantitative easing nell'eurozona fino al settembre 2016. Ma a Washington il Fondo monetario internazionale si è preso la libertà di avvertire il Tesoro Usa e la Fed che forse non è ancora il momento per un rialzo dei tassi.


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