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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il "tonfo estivo" in agguato per i mercati

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Lo stesso Mario Draghi, nel corso della conferenza stampa di giovedì al termine del board della Bce, ha detto che "i mercati devono prepararsi a maggiore volatilità". Colpa del Qe? Certamente è colpa di questa dinamica. Ovvero, negli ultimi tre anni sono stati emessi qualcosa cosa come 2,8 trilioni di dollari in nuovi junk bonds, leveraged loans a Clo, una messe di securities drammaticamente sopravvalutate e, di fatto, pochissimo tradate realmente in un mondo con liquidità ormai scarsissima. Per fare un paragone, quando nel marzo del 2007 il mercato dei mutui subprime toccò il suo massimo il totale era di 1,3 trilioni di dollari: ora le bombe potenzialmente pronte a scoppiare, solo nel mercato dell'alto rendimento Usa, pesano per circa 3 trilioni. Insomma, da fine marzo a oggi l'indice dei bond sovrani globali ha visto una perdita pari a 625 miliardi di dollari e siamo solo all'inizio. 

Per due motivi. Primo, siamo solo alle fasi preliminari di volatilità, ovvero quella che stiamo vivendo non è affatto la cosiddetta "bond rout", visto che al netto delle perdite - il World Sovereign Bond Index di Bank of America, con un controvalore di 25,4 trilioni di dollari, ha perso l'1,2% nei solo primi tre giorni di giugno -, la scorsa settimana negli Etf legati al reddito fisso è confluito circa 1 miliardo di dollari, sintomo che c'è ancora fame di obbligazionario. Insomma, qualcuno è uscito, ma altri sono entrati: cosa succederà se dovessero uscire se non tutti, almeno in massa? 

Ce lo mostrano i due grafici a fondo pagina, che portano con sé altrettante domande. Primo, in base alle misurazioni del Var, gli investitori accetteranno di detenere un bond all'1% o 1-2 punti base di rendimento per punto base di volume realizzato, se il rischio sta letteralmente esplodendo? Secondo, il mercato obbligazionario europeo attualmente è ai suoi massimi storici in termini di rischio totale di mercato. Per quanto questa dinamica potrà essere ignorata? Attenzione, perché a fronte di mercati obbligazionari già illiquidi, come vi ho già detto molte volte i mesi di luglio e agosto vedranno le emissioni nette raggiungere il loro livello più negativo dell'anno, a fronte di una Bce che deve comunque comprare per 60 miliardi al mese in ossequio al Qe: non sarà che la turbolenza legata alla volatilità da cui ci ha messo in guardia Draghi stia vivendo in questi giorni solo la fase preparatoria prima dei veri scossoni estivi? 

Non mi stupirebbe, per una serie di motivi. Primo, storicamente i bassi volumi di trading dei mesi estivi sono forieri di correzioni (e terreno fertile per attacchi speculativi). Secondo, le elezioni in Turchia, con Erdogan non più in possesso della maggioranza assoluta, hanno non solo schiantato la Borsa e la lira turca, ma inviato scossoni su tutti i mercati emergenti, storicamente sensibilissimi alle decisioni di politica monetaria e fiscale Usa visto che sono enormemente indebitati in dollari e ogni aumento del costo del denaro fa crescere lo stock e le spese per interessi. Terzo, il caso Grecia che ormai sta arrivando allo showdown. Stando a dati, non smentiti, raccolti da Intelligent News, soltanto venerdì scorso le banche greche hanno visto ritirati dai conti 700 milioni di euro, dai 272 milioni di giovedì. Il motivo è semplice, la decisione di raggruppare tutte le tranche di rimborso verso il Fmi al 30 giugno di fatto fa crescere i timori per un default sul debito, con il rischio che qualcuno ponga anche la questione riguardo il mancato pagamento del 5 giugno e la possibilità che questo atto attivi le clausole dei credit default swaps.