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SPY FINANZA/ Il "tonfo estivo" in agguato per i mercati

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In gergo finanziario si chiama "uncharted territory", ovvero territorio inesplorato dai dati macro e dai precedenti: bene, lo siamo in pieno. Dopo il dato occupazionale Usa di venerdì, infatti, in molti hanno ritenuto di nuovo possibile un aumento dei tassi da parte della Fed già nel 2015, addirittura in settembre; ma, in quella che è una chiara scommessa contrarian, Wall Street sta tagliando con il machete le sue previsioni sui rendimenti obbligazionari: chi sta bluffando? Una cosa è certa, questo è un gioco tremendamente pericoloso, perché gli investitori non sono mai stati così esposti al debito a livello globale, basando i calcoli su metriche come quelle della durata delle obbligazioni: insomma, se la Fed opera, le perdite saranno enormi, così come le potenziali conseguenze. 

A dirci in poche, chiare parole il perché è Chris Low, capo economista alla Ftn Financial di New York: «Quando le cose saranno decise (il rialzo dei tassi, ndr), come inevitabilmente accadrà, gli Usa faranno trading sui fondamentali di nuovo». E quali siano i dati macro Usa reali ve lo dico ormai da mesi, recessione piena un'altra volta. Ma lo stesso Low ha tagliato la previsione sul rendimento del Treasury a 10 anni, dopo aver azzeccato il rally dello scorso anno, dal 2,5% al 2,1%, quando ieri mattina a Londra lo yield era al 2,39%. Da aprile, il rendimento del decennale Usa è salito di mezzo punto percentuale, con una sell-off accelerata venerdì scorso proprio dall'inaspettato dato sull'occupazione a +280mila unità contro le 223 attese dal consenso. Ma attenzione, perché stando appunto alle metriche di durata riguardo i 50 triliardi di debito tracciati da Barclays Plc, se il rendimento del decennale Usa sale al 3%, chi sta investendo in questo momento incorrerà in perdite del 3,6%. 

Una possibile ragione per l'ottimismo di Wall Street è che comunque la media delle attese è per tassi all'1,25% prima della fine del 2016, contro le stime della Fed di 1,875%: insomma, più che all'occupazione che investe e scommette guarda all'inflazione e a quanta capacità avrà l'economia di generarne nel corso dell'espansione. Di fatto, siamo al paradosso che così facendo Wall Street - ai massimi - scommette contro la Fed per il semplice fatto che ammette come non ci sia affatto crescita economica, quindi inflazione piatta. Stando ai dati Fed, infatti, in aprile l'inflazione ha raggiunto solo lo 0,1% su base annualizzata, sideralmente lontano dall'obiettivo del 2% della Banca centrale. 

Insomma, l'assenza di pressione sui prezzi sta generando scommesse sul debito a lungo termine per generare profitti reali grazie al crollo ai minimi dei rendimenti: ma se la Fed interviene, cosa succede? C'è davvero da temere per i rendimenti obbligazionari? Senza dubbio nell'ultimo periodo abbiamo assistito a shock a livello globale sul bond market, tanto che se il rendimento del decennale tedesco il 17 aprile si muoveva nell'area dei 5 punti base, sul finire della scorsa settimana viaggiava in area 100 punti base: uno scostamento 20x in 39 giorni di trading. Se per caso qualcuno si fosse poi posto front-running alla campagna onnivora della Bce, potrà parlare di annichilimento. E i tasti "sell" da schiacciare non mancano, visto che il decennale italiano è passato dall'1,03% di rendimento di fine marzo al 2,21% della fine della scorsa settimana e uno scostamento simile è stato vissuto anche al Bonos spagnolo. 


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