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CRISI GRECIA/ Un "gioco" che ci è costato 1.000 miliardi in tre mesi

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Nel maggio 2010 ci fu un accordo non scritto tra i paesi del Nord Europa, in particolare tra Francia e Germania, per non vendere titoli greci, proprio perché Atene era in condizioni finanziarie critiche. Tra fine 2010 e inizio 2011 la Bce fu abilitata a comprare titoli. A questo punto, prima i francesi e poi i tedeschi cominciarono a vendere all'Eurotower i titoli greci. Dopodiché nel 2012 abbiamo avuto per la prima volta la ristrutturazione del debito greco. 

 

E quindi?

Di fatto, dopo che queste nazioni si sono liberate di buona parte dei titoli greci, allora sono state d'accordo nel fare la ristrutturazione. Oggi invece non si accetta più la ristrutturazione. Inoltre, sullo spread, non solo per quello con la Grecia, la Germania tra il 2010 e il 2013 ha guadagnato 40 miliardi di euro. E c'è un altro numero importante da citare.

 

Quale?

In questi oltre tre mesi di trattative tra Europa e Grecia sono stati bruciati più di 1.000 miliardi di euro: 400 da vendite di titoli dell'Eurozona, 600 da perdita di capitalizzazione delle borse. Tutto questo gioco ci sta costando quanto il programma di Quantitative easing della Bce, che durerà fino a settembre 2016. Vale la pena, pensando oltretutto che il debito greco è di soli 340 miliardi?

 

Torniamo al referendum: crede che potrebbe diventare un precedente per altri paesi europei in difficoltà?

Potrebbe essere un precedente per quei paesi in cui l'austerità di fatto ha portato a recessioni gravissime, come in Grecia, dove il Pil dal 2010 è sceso del 25%, dove un terzo della popolazione è a rischio povertà assoluta e dove il 30% dei bambini a rischio di esclusione sociale.

 

(Lorenzo Torrisi)

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