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CRISI GRECIA/ Un "gioco" che ci è costato 1.000 miliardi in tre mesi

Pubblicazione:mercoledì 1 luglio 2015

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Proposte, controproposte, ipotesi di incontro e l'esito ancora incerto del referendum di domenica. La crisi greca ha vissuto anche ieri un'altra giornata priva di certezze, se non una: Atene non ha rimborsato il Fondo monetario internazionale entro il 30 giugno. Intanto il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, ha dichiarato che la Grecia non intende uscire dall'Eurozona, né farsi espellere: "Ci stiamo informando e considereremo sicuramente un'ingiunzione alla Corte di giustizia europea. I trattati europei non prevedono l'uscita di un Paese dall'euro e ci rifiutiamo di accettarla. La nostra appartenenza all'Eurozona non è negoziabile". Ne abbiamo parlato con Giuseppe Di Taranto, professore di Storia della finanza e dei sistemi finanziari alla LUISS di Roma.

 

Professore, Atene non ha rimborsato il Fondo monetario internazionale. Cosa accadrà? Scatterà il default?

La Grecia sarà iscritta come "debitore in ritardo" da parte del Fmi e quindi avrà ancora a disposizione un paio di settimane, che possono anche essere protratte a un mese da parte dell'istituzione di Washington.

 

Nel frattempo ci sarà il referendum di domenica. Lei cosa ne pensa?

Credo che sia stata un'ottima scelta perché restituisce la rappresentatività elettiva ai cittadini. Non dobbiamo dimenticare, però, che già Papandreou, alla fine del 2011, aveva annunciato di voler indire un referendum sul piano di aiuti alla Grecia da 130 miliardi, che prevedeva in cambio misure all'insegna dell'austerità, con tagli alla spesa e aumento delle imposte per 28 miliardi.

 

E come andò a finire?

Per un accordo preso a Bruxelles, il Governo Papandreou cadde e venne nominato un esecutivo tecnico guidato da Lucas Papademos, che approvò il piano. Il referendum quindi non si tenne. Non vorrei che oggi si arrivasse a un esito simile. Mi spiego bene: oggi il problema di fondo non è il referendum, ma il tentativo di sostituire Tsipras.

 

Dunque il referendum non è, come dice Renzi, un "derby euro-dracma"…

A mio avviso questa alternativa è totalmente sbagliata. Semmai, è tra misure di austerità e misure per la crescita. 

 

Cosa pensa delle dichiarazioni di Varoufakis: è possibile evitare l'uscita della Grecia dall'euro?

Non credo che si possa "cacciare via" un Paese dall'Eurozona. Che io sappia non esiste questa possibilità. Il Trattato di Lisbona prevede che un Paese possa fare domanda per uscire dall'Unione monetaria, ma questo significa anche, e preventivamente, uscire dall'Unione europea. Se entro due anni non si ha risposta, o se si ha risposta affermativa, si esce sia dell'Ue che dall'euro. A questo punto c'è però da chiedersi perché tre paesi importanti come Regno Unito, Svezia e Danimarca sono nell'Ue, ma non nell'euro. 

 

Dunque potremmo ritrovarci con un Paese dell'Eurozona che risulta insolvente?

Se non si raggiunge un accordo ci sarà un Paese dell'Eurozona insolvente. Tuttavia, sono certo che l'accordo si raggiungerà.

 

Prima o dopo domenica?

Questa è una domanda difficile, ma credo dopo domenica, perché ormai il referendum è indetto. Vorrei però ricordare alcuni fatti.

 

Prego.


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