BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ L'inganno dell'euro che condanna la Grecia

Infophoto Infophoto

Per la Grecia invece la prospettiva di uscita dall'euro vuol dire la prospettiva di ristamparsi la propria moneta e di tornare competitiva sui mercati internazionali senza spremere il mercato interno. I debiti sarebbero ridenominati in valuta nazionale che lo Stato potrebbe stampare in maniera utile a pagare i debiti e a sostenere il mercato interno. Il bilancio sarebbe sostenuto dalla ripresa dei consumi e dagli investimenti anche internazionali, interessati dalla ripresa imminente.

Ma quello che qui abbiamo delineato come ipotesi, non è detto che non stia già avvenendo, lontano dalle prime pagine o dai titoli dei media. A quanto pare, la Grecia ha già stretto un accordo con la Russia (alla faccia della Russia isolata, mentre l'Europa sembra condannarsi all'auto-isolamento!) per un gasdotto dalla Russia, con il 50% dei costi a carico del governo, il quale ha già chiesto e ottenuto un finanziamento da un miliardo di euro da una banca russa.

In realtà, queste continue dilazioni sembrano una brillante mossa del governo greco per prendere tempo, il tempo necessario a preparare questi accordi commerciali e a lasciare l'Europa col cerino in mano di una crisi ingestibile. Mentre tutte le dichiarazioni di Draghi, improntate all'imminente catastrofe, hanno provocato la corsa agli sportelli per tentare mettere sotto pressione il governo Tsipras. Ma si tratta di una strategia completamente miope, poiché il fallimento delle banche greche danneggerebbe quelle europee e gli stati che hanno raccolto i soldi per fronteggiare la crisi, cioè soprattutto Germania, Francia e Italia. 

Infatti, negli stessi giorni in cui si moltiplicavano le dichiarazioni ostili e aumentava il flusso di denaro in uscita dalle banche greche, la Bce provvedeva a salvare le stesse dalla chiusura improvvisa aumentando il limite massimo di liquidità per operazioni d'urgenza, portandolo a 89 miliardi. Così la baracca continua a stare in piedi, per ora, con i soldi della Bce. Ma per quanto tempo? Per pochi mesi? E cosa ne guadagnerà l'Europa? Il tentativo è stato quello di costringere il governo in una morsa e far in modo che imprese tedesche e francesi si potessero impadronire dei beni della Grecia, tramite le cosiddette privatizzazioni. Ma a quanto pare russi e cinesi stanno arrivando prima.

Il fallimento di questa strategia è il fallimento di tutto un impianto teorico, quell'impianto che pretende di gestire i beni comuni secondo le condizioni del libero mercato. Per fare un esempio tra i più clamorosi di questo fallimento, basti pensare al principio di sussidiarietà. Un principio tanto osannato da essere inserito nella Costituzione europea, quanto disatteso perché la regola tra gli Stati è la competizione e il "fare i compiti a casa", pena il dover rinunciare alla sovranità o a parti consistenti di essa; il contrario del mutuo soccorso e del rispetto dei livelli inferiori sancito dalla Dottrina sociale della Chiesa e dal principio di sussidiarietà. Un principio così ignoto che si fatica a trovare esempi positivi anche a livello locale o in altre situazioni.