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FINANZA/ L'inganno dell'euro che condanna la Grecia

Pubblicazione:mercoledì 1 luglio 2015

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La Grecia è pronta al referendum. Questo sembra essere l'ultimo risultato di una trattativa sempre più intricata e dove i colpi di scena sono ormai all'ordine del giorno. Ma comincio seriamente ad avere un sospetto, cioè che il ministro Varoufakis sia in realtà un maestro della teoria dei giochi, essendo un esperto della materia. Sospetto che abbia attirato l'Ue in una trappola, nell'estenuante trattativa di questi mesi. Perché in fondo entrambe le opzioni portano a danni consistenti per l'Ue: nel caso di un accordo, perché toccherà tornare a finanziare la Grecia; nel caso del default, perché si perderanno i soldi finora prestati e buona parte del debito in corso.

Questo è l'esito di una serie interminabile di ultimatum, al termine dei quali si trovava sempre l'occasione per un ulteriore rinvio e un nuovo ultimatum. Fino a quello della scorsa settimana, che poneva per questo fine settimana un nuovo ultimatum, ma facendoci trovare con un novo rinvio. Ancora l'ennesimo disperato rinvio per salvare la Grecia. Così dicono, ma la credibilità di chi lo dice è ormai prossima allo zero. Ma come si fa a credere ancora a chi, già due mesi fa, proclamava scadenze inamovibili dopo le quali la Grecia sarebbe fallita? 

Con un tentativo molto sporco quanto puerile di tentare di mettere alle corde il governo greco, i diversi rappresentanti delle istituzioni europee (il Presidente Juncker, il commissario per gli Affari economici e monetari Moscovici, il Governatore della Bce Draghi) minacciavano il fallimento della Grecia mentre i rappresentanti del governo greco minacciavano di non pagare i debiti, in una fantomatica parodia delle minacce, come se stessero dicendo cose diverse.

Passata la tempesta che loro stessi avevano montato, riprendevano a dire che occorreva trovare un accordo e che nessuno avrebbe lasciato l'euro e l'Europa. E così la pantomima è durata fino a oggi. Ma la sostanza non è cambiata per nulla: come scrissi ben cinque anni fa proprio su queste pagine, il debito è impagabile a causa del signoraggio bancario, cioè a causa del fatto che la moneta creata (il cui valore costituisce il cosiddetto signoraggio, cioè il valore di cui si appropria chi crea moneta) è iscritta tra i passivi di bilancio e successivamente emessa a debito. In altre parole, tutta la moneta circolante è debito e pagare tale debito è materialmente impossibile per la natura stessa della moneta.

Infatti, la moneta deve essere perennemente in circolazione. Quella è la sua natura. Persino nei bilanci delle banche centrali essa è descritta alla voce "banconote in circolazione". Quindi non possono tornare a chi la emette (che per legge non la può spendere direttamente) anche perché sparirebbe dalla circolazione e si avrebbe l'immediata paralisi dell'economia. Inoltre, questa restituzione non sanerebbe la situazione poiché al debito mancherebbe la parte relativa agli interessi. Per questo ho sempre sostenuto che il debito, nella sua globalità, è impagabile. 

E pure lo pseudo salvataggio proposto alla Grecia è una conferma di questo, poiché viene proposta una fornitura di liquidità utile a pagare i debiti in scadenza. Ma come farà la Grecia a pagare il nuovo debito, questo non lo dice nessuno. Sicuramente perché la verità è tanto semplice quanto indicibile: non è possibile pagare il debito, né per la Grecia, né per la Germania, né per nessun altro, Italia inclusa. Questo è il quadro entro il quale deve essere valutata la pantomima delle dichiarazioni da una parte e dall'altra. 

Ma con una differenza sostanziale. La Grecia una via d'uscita ce l'ha, l'Europa no, perché la via d'uscita si chiama uscita dall'euro. In altre parole, la via d'uscita per l'Europa corrisponde al dissolvimento della sua odierna principale forza d'unione.


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