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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I guai delle banche "nascosti" dalla crisi greca

La crisi greca continua a tener banco, ma per MAURO BOTTARELLI non bisogna sottovalutare il calo eccessivo patito dai titoli bancari italiani in questi giorni 

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Et voilà, la grande paura è durata solo 24 ore. Ieri il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha fatto un ultimo tentativo di riportare al tavolo delle trattative il primo ministro greco, Alexis Tsipras, il quale - dopo aver opposto un primo rifiuto - starebbe "valutando" la proposta. Stando a fonti comunitarie, Juncker avrebbe detto a Tsipras di essere disposto a convocare un Eurogruppo di emergenza, in effetti poi riunitosi a partire dalle 19, che stanzi immediatamente nuovi aiuti se il premier ellenico manderà un'accettazione scritta dei termini proposti dai creditori per il varo di un nuovo piano di aiuti. Juncker avrebbe inoltre promesso un riscadenzamento del debito di Atene se al referendum vinceranno i "sì", che sancirebbero la permanenza del Paese nell'euro. «L'ufficio del primo ministro ha comunicato a Bruxelles che sta valutando la nuova proposta di ieri del presidente della Commissione Ue» che include un alleggerimento del carico del debito in ottobre e nuove concessioni sul fronte delle integrazioni ai redditi più bassi, riportava il quotidiano "Kathimerini", senza specificare fonti. 

Attorno alle 15, poi, l'ennesimo ping pong: fonti governative greche rendevano noto che Alexis Tsipras aveva inviato una controproposta alla Commissione Ue, nella quale chiedeva un piano di salvataggio di due anni all'Esm e la ristrutturazione del debito. Immediata la reazione di Angela Merkel, a detta della quale non ci saranno nuove discussioni fino all'esito del referendum di domenica, ma insomma, si è tornati a trattare, come vi dicevo ieri. 

Con quale esito pratico, avendo questo articolo un arco temporale che non consente di coprire avvenimenti della sera e della notte, non è dato a sapere. Ma mentre il membro del board della Bce, Benoit Coeure (sì, proprio quello che avvisò in anticipo gli hedge funds della decisione di Francoforte di aumentare gli acquisti di bond a maggio e giugno), intervistato da Les Echos diceva che l'ipotesi di un'uscita della Grecia dall'area euro «non può più essere esclusa» e il ministro delle Finanze greco, il mitologico Yanis Varoufakis, minacciava addirittura un ricorso alla Corte di giustizia europea per bloccare l'eventuale espulsione della Grecia dall'euro, un'unica certezza era sul tavolo. Ieri la Grecia non ha ripagato il miliardo e 600 milioni dovuti al Fmi. 

Default automatico? No, sicuramente fino al referendum di domenica prossima non succederà proprio niente, anche perché in ambienti europei si dà per scontata una vittoria dei "sì" (anche se ieri, il solito Wolfgang Schauble ha fatto campagna elettorale per il "no", quando ha detto che Atene può fare default pur restando nell'eurozona) e quindi un potenziale ritorno alle urne in caso, come minacciato, Tsipras dovesse fare un passo indietro, dimettendosi. Vedremo come reagiranno oggi le Borse al mancato pagamento, ma penso che non sarà un market-mover, visto che era ampiamente scontato questo epilogo e quindi già prezzato dagli indici. 

In compenso, si sta muovendo - e pesantemente - la cavalleria della propaganda filo-europeista e smonta-Syriza. Proprio ieri, infatti, la Bce ha pubblicato un report dal titolo "New and timely statistical indicators on government debt securities", insomma una ricerca statistica riguardo il mercato del debito sovrano dell'eurozona. All'interno, nella sezione dedicata ai costi del servizio del debito pubblico, due grafici: questi.