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GREXIT/ Piga: è il primo passo verso una guerra

Pubblicazione:venerdì 10 luglio 2015

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La situazione del ventunesimo secolo assomiglierà molto di più all’Europa precedente all’Unione. Non è più questione di economia, qui ormai è tutta politica. È una realtà molto grave che non si gioca più sul filo di un miliardo in più o in meno, bensì sarà decisa dall’umiltà e dall’intelligenza dei nostri leader. Se vogliono restare rigidi salterà tutto, se si dimostreranno sufficientemente flessibili salveranno tutto.

 

Lei prima ha parlato di “rischio mostruoso”. A che cosa si riferisce?

Non c’è dubbio sul fatto che rischiamo la guerra, anche se non domani ma magari tra venti anni. Le giovani generazioni non hanno mai capito quanto ha lavorato chi le ha precedute per pacificare l’Europa.

 

Se escludiamo il caso dell’Ucraina, oggi un’Europa pacifica sembra un fatto assodato…

Eppure gli istinti primitivi nutriti da secoli di stereotipi e differenze culturali e religiose possono riaffiorare in ogni momento perché sono ancora vivi. Per questo bisogna sempre vigilare. Abbiamo il dovere di ricordare che l’Europa ha culture molto simili ma anche profondamente diverse, e che i momenti di difficoltà sono sempre stati risolti con la violenza e la sopraffazione.

 

È un passato lontano. Lei ritiene che possa ritornare?

L’Ue è stata costruita per costringere i Paesi a usare le parole anziché i cannoni. Quando però si rimane muti perché le parole non sono ascoltate da una parte e dall’altra, per risolvere i problemi soprattutto nei momenti di difficoltà ritornano i cannoni. Non a caso la Seconda guerra mondiale è avvenuta alla fine di un periodo di gravissima recessione economica.

 

Allora però c’erano Hitler, Stalin e Mussolini…

Gli stereotipi dei tedeschi sui greci e viceversa documentano che il potenziale per una guerra c’è ancora tutto. L’unico strumento per disarmare entrambe le parti è la solidarietà nei confronti di chi sta male, che un giorno può essere la Grecia e un alto la Germania. Fino a 10-15 anni fa la Germania era in crisi, tanto che chiese che le regole fossero messe da parte e l’Europa in maniera solidale disse sì.

 

Lei evoca il 1939. Ma per Padoan è lontano persino lo stesso 2012…

Sono stanco dei pompieri con il secchiello. Le energie devono essere dedicate a spegnere un incendio, non un fuocherello. Andare in giro con il secchiello non è più accettabile. La gente non vuole sentire più parole vuote di fronte a problemi immensi. Tutte le famiglie italiane sono profondamente turbate e angosciate, e non prestano più ascolto a politici che parlano come Padoan.

 

(Pietro Vernizzi)



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