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GREXIT/ Piga: è il primo passo verso una guerra

Pubblicazione:venerdì 10 luglio 2015

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«L’Ue è stata costruita per costringere i Paesi europei a usare le parole anziché i cannoni. Quando però si rimane muti perché le parole non sono ascoltate da una parte e dall’altra, ritornano i cannoni soprattutto nei momenti di difficoltà. Non a caso la Seconda guerra mondiale è avvenuta alla fine di un periodo di gravissima recessione economica». È l’analisi di Gustavo Piga, professore di Economia politica all’Università Tor Vergata di Roma. In attesa del vertice di domenica 12 luglio, la Grecia sta preparando un piano per una riforma di Iva e pensioni da 12 miliardi in cambio di prestiti da parte del Fondo salva-Stati Esm. Resta però ancora irrisolto il nodo del debito, in quanto Tsipras continua a chiedere un taglio (il cosiddetto “haircut”). Intanto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha sottolineato che “non siamo nel 2012, cioè nel momento più acuto della crisi dell'euro. Oggi l'Italia è più forte e più resistente perché orna a crescere”.

 

Professore, il piano di Atene può funzionare?

La Grecia ha rafforzato la sua posizione negoziale con il referendum. Bisogna capire se ciò sarà però sufficiente per superare le rigidità europee. Qualora non fosse necessario, o Tsipras si arrende o l’uscita della Grecia dall’euro diventa inevitabile. Se invece al leader di Syriza riuscisse di “chiamare bene il bluff”, bisognerà capire quanto sarà disposta a cedere l’Europa. Se dovesse concedere solo degli spiccioli, la Grecia otterrà ossigeno per sei mesi-un anno ma questo non basterà. Nel caso di un piccolo “obolo” europeo in più in cambio dell’aumento dell’Iva e di qualche altra riforma, tra un anno ci ritroveremo allo stesso punto di prima.

 

Quanto pesa la questione irrisolta del taglio del debito?

Sul taglio del debito c’è una resistenza culturale molto forte, perché di fatto è un trasferimento di risorse da alcuni Paesi ad altri. Mentre ritengo molto più fattibile tornare a parlare di combattere l’austerità.

 

Lei che cosa si aspetta dal vertice di domenica?

Stiamo giocando con il fuoco in una polveriera. Ormai le posizioni sono tali che basta un minimo passo a destra o a sinistra e salta tutto. Siamo veramente in una condizione di rischio mostruoso.

 

Di chi è la responsabilità?

A compiere un errore fenomenale sono stati i Paesi del Nord. A lasciarmi basito è la miopia dei leader, che non risolvendo la questione subito l’hanno fatta diventare un punto centrale di attenzione degli elettori.

 

Gli Usa stanno cercando di mediare, ma in fondo non si tratta di un’ingerenza?

Provate a spiegare a un americano che 11 milioni di abitanti, cioè una grande città, possono mettere in ginocchio gli Stati Uniti. Eppure è quello che sta avvenendo nell’Ue con la Grecia. È questo che a Washington risulta incomprensibile.

 

Come valuta il ruolo di Renzi nella vicenda greca?

Da parte di Renzi c’è stata una carenza di leadership terrificante. Non si era mai visto un governo italiano così incapace di giocare la sua parte. Da De Gasperi in poi il nostro Paese ha sempre avuto una grande capacità di fungere da mediatore. Oggi invece abbiamo un governo che sta facendo tutt’altro, schierandosi in toto con la Germania.

 

Che cosa avverrà a questo punto?


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