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SPY FINANZA/ I "trucchi" dietro al rialzo della Borsa cinese

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E ora parliamo brevemente proprio del vero problema che dobbiamo affrontare, ovvero la bolla azionaria del Dragone. Guardate il primo grafico a fondo pagina, ci mostra l'andamento di Shanghai ieri: apertura ancora in negativo, poi chiusura a +4,57%. Il perché è presto detto. Non solo i regolatori cinesi hanno imposto buybacks alle principali aziende quotate, ma hanno ordinato che entro domenica tutti soggetti quotati sugli indici consegnino report dettagliati rispetto alle misure che intendono prendere per far salire i corsi dei loro titoli, stando a quanto riportato - non smentito - dal 21st Century Business Herald. Ma il vero driver della risalita, come mostra il grafico, è stato un altro, ovvero che ancora una volta a Borsa aperta, la polizia cinese ha comunicato di aver iniziato un piano di azione a livello nazionale in coordinamento con l'ente regolatore della Borsa per colpire trading illegali su azioni e futures. 

Nella fattispecie si sta cercando, per arrestarlo, chi ha venduto titoli di Ping An e PetroChina negli ultimi 30 minuti di trading dell'8 luglio scorso, proprio mentre il governo aveva dato ordine di comprare per far risalire gli indici. Penso che nemmeno la fantasia di Orwell sarebbe arrivata ad immaginare tanto, è roba da pelle d'oca, il mercato al rialzo basato sulla paura e la galera, i corsi in sempre in crescita per ordine del Partito. Brividi. Tanto che Rabobank, nel suo ultimo report di ieri, parlava in questi termini di quanto sta accadendo: «La China è riuscita a dar vita a un impressionante rimbalzo ieri. Qualcuno potrebbe chiamarlo "rimbalzo del gatto morto", ma in questo caso non abbiamo nemmeno un gatto intero, è stato più un "rimbalzo di parti di gatto morto", aiutato dalle notizie che chiunque operi in short selling potrebbe essere arrestato. Detto questo, la logica non è sostenibile, soprattutto se guardiamo i dati macro, visto che il Ppi (Producer Price Index) è sceso su base annua del 4,8%, mentre il Cpi (Consumer Price Index) è salito dell'1,4% soltanto per l'aumento dei costi dei vegetali». Ma d'altronde, dopo aver lasciato crescere la bolla a dismisura e aver visto Shanghai salire del 150% in un anno, cos'altro potevano fare dei comunisti ripuliti con vestiti da liberisti di Stato se non schierare la polizia e minacciare la galera? 

Anche perché, come ci mostra il secondo grafico, in soli 17 giorni di trading la Cina ha perso in capitalizzazione 2 triliardi di dollari, pari al Pil dell'India o a 15 volte il Pil della Grecia. Un record assoluto. E attenzione, non è affatto finita. Perché puoi arrestare qualche traders e dare l'esempio, spaventando tutti gli altri, ma non puoi arrestare le forze di mercato quando riemergeranno. E l'eventuale aumento dei tassi della Fed a settembre potrebbe innescare una crisi asiatica in pieno stile, con quei governi indebitati in dollari che renderanno lo stock da ripagare molto più caro. Se per caso, poi, si trovasse l'accordo con l'Iran e Teheran riversasse sul mercato 2,3 milioni di barili di petrolio al giorno, come ha già detto che intende fare se saranno tolte le sanzioni e il prezzo del Wti scendesse in area 35-40 dollari, facendo esplodere la bolla del debito high-yield Usa, arrivederci e grazie a tutti quanti. Pechino, a quel punto, potrebbe arrestare anche chi fuma una sigaretta o getta una cartaccia vicino alla sede della Borsa, ma sarebbe in ginocchio. E anche noi. 



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