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SPY FINANZA/ I "trucchi" dietro al rialzo della Borsa cinese

Negli ultimi giorni la borsa di Shangai ha recuperato diversi punti. MAURO BOTTARELLI ci spiega in che modo, ricordando anche che il problema non è affatto risolto

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Cosa vi avevo detto? Non c'era da preoccuparsi della Grecia. E se ve lo dice un notorio catastrofista come me, conviene credergli, non vi pare? Alexis Tsipras, da bravo bambino che ha capito di aver fatto una marachella di troppo, giovedì sera ha inviato la sua bozza di proposta all'Ue e ieri, sia Francois Hollande che Jerome Dijsselblom, l'hanno definita «seria ed esauriente». E sapete perché? Perché è la fotocopia (anzi, è peggiorativo per la Grecia) della proposta europea del 26 giugno, il cosiddetto "piano Juncker", che Tsipras ha rifiutato e fatto votare ai greci nel referendum di domenica scorsa! Insomma, il guerriero greco ha ceduto su tutti i fronti e ha agito in netto contrasto con il mandato popolare con cui sperava di potersi fare scudo! 

Parliamoci chiaro, Tsipras è un pessimo giocatore di poker, perché l'indizione del referendum era solo un bluff, lui era certo che avrebbe vinto il "sì" e quindi di poter chiudere la partita una settimana in anticipo, liberandosi la coscienza avendo fatto decidere alla gente. Invece, ha dovuto cacciare Varoufakis, per il quale si apre ora una sfolgorante carriera da unico eroe della coerenza ellenica, tenere chiuse banche e Borsa e affrontare giorni di montante paura nella popolazione prima di fare ciò che era già scritto: cedere alle richieste europee con un piano che permetterà risparmi al bilancio statale per 12 miliardi per ottenere i 53,5 miliardi in tre anni dal meccanismo Esm. 

A fronte di cosa? Ecco le misure promesse da Tsipras. Avanzo primario, quindi il saldo tra entrate e uscite al netto degli interessi, all'1% nel 2015, al 2% nel 2016, al 3% nel 2017 e al 3,5% nel 2018; a partire da ottobre, un aumento dell'Iva dal 13% al 23% anche per ristoranti e punti di ristoro, al 13% per beni di prima necessità (acqua, cibo, elettricità), al 6% per farmaci, libri e attività culturali (si tratta di una mediazione: i creditori avevano inizialmente chiesto solo due fasce di Iva cedendo poi alle tre fasce ma facendo richiesta che il cibo "processato" e i ristoranti venissero tassati con l'aliquota più alta); riduzione dei privilegi fiscali per le isole più turistiche: ne resteranno alcuni per quelle più remote. Il documento dice che l'abolizione di queste agevolazioni inizierà nel mese di ottobre e verrà poi applicata gradualmente fino al completamento previsto entro la fine del 2016. Anche questa è una mediazione tra l'iniziale posizione di Tsipras che era contrario alla fine dell'Iva speciale per le isole e i creditori che ne chiedevano l'eliminazione completa e immediata; riduzione della spesa militare di 100 milioni di euro quest'anno e di 200 milioni di euro nel 2016; fine delle esenzioni fiscali per gli agricoltori, carburante compreso; aumento dell'imposta sul reddito delle società dal 26% al 28% (i creditori chiedevano un aumento al 29% accettando però poi il compromesso nelle ultime fasi dei negoziati precedenti al referendum); aumento delle tasse sui beni di lusso, pubblicità e televisioni; disincentivi al pensionamento e altri provvedimenti per ridurre l'impatto del costo delle pensioni al massimo dello 0,5% sul Prodotto interno lordo entro fine 2015 e dell'1% entro fine 2016. Inoltre portare l'età pensionabile ai 67 anni entro il 2022, fatta eccezione per i cosiddetti "lavori usuranti"; riduzione degli stipendi per i dipendenti pubblici entro il 2019 con l'adozione di meccanismi per premiare i più virtuosi; istituzione di un'agenzia autonoma per la riscossione delle tasse e per ridurre l'evasione fiscale; liberalizzazione delle professioni, a partire da quelle regolamentate da ordini professionali come ingegneri e notai, semplificazione del sistema delle licenze commerciali; privatizzazione della rete elettrica, degli aeroporti locali e dei porti, compreso il Pireo e il porto di Salonicco.