BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ACCORDO GRECIA-UE?/ Renzi cerca la sua "Monaco" (a spese degli italiani)

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Mentre i “grandi” affrontano questi temi, occorre porsi due domande: a) perché, dopo mesi di trattative includenti e contrassegnate non dalla furbizia di Ulisse (sempre per tornare a Omero), ma da un gruppetto di “furbetti del quartierino” guidato da Tsipras, si tenta di riaprire un negoziato che per cinque mesi ha avuto un costo elevatissimo poiché ha distratto l’Ue da temi molto più importanti; b) se si giunge un accordo, quanto costa e chi paga? Non mi chiedo quanto dura perché l’esperienza degli ultimi anni insegna che avrà breve vita.

Si tenta di riaprire il negoziato per due ragioni. Da un lato, sotto il profilo giuridico, come spiegato più volte su questa testata, il Trattato di Lisbona non prevede la possibilità di uscire dall’Unione monetaria; si può uscire dall’Ue se lo Stato interessato lo chiede, dopo una procedura molto complessa. Si potrebbe spingere la Grecia a chiederlo, togliendole la linfa vitale (il credito d’emergenza che la tiene in vita) e The Economist in edicola illustra i dettagli di possibili percorsi perché la Grecia esca dell’euro (e dall’Ue). Ragioni geopolitiche lo sconsigliano. Questa è la seconda delle due determinanti (quella che ha fatto scendere in campo il Dipartimento di Stato Usa).

In breve, tra i Paesi Nato, la Grecia è uno di quelli che spendono di più per le forze armate in percentuale del Pil. Gli Stati Uniti sono preoccupati non tanto della Grecia come difensore del fianco orientale della Nato, quanto di un ceto militare molto differente da quello che fece il colpo di Stato filo occidentale della primavera 1967. Oggi ufficiali e truppe potrebbero essere definiti nasseriani: nazionalisti, ma anche social-fascisti o peronisti vicini a Syriza quanto ad Alba Dorata. Avere un regime del genere nel cuore del Mediterraneo è ipotesi da fare tremare. Meglio il diavolo che si conosce (Tsipras) che quello di cui abbiamo solo un’idea dei lineamenti (i generali). Se non arriva la paga, la rivolta e il colpo di Stato sono assicurati. È anche certo che le “istituzioni” e i creditori (tra cui il Tesoro italiano) verranno mostrati come gli affamatori del popolo e dei soldati della Grecia. Con implicazioni molto fosche per alleanze. Lo stesso Putin che, sinora, si è tenuto alla larga da Tsipras, potrebbe abbracciarlo con ricadute di rilievo, quanto meno in termini di provvista di oli minerali.

È difficile dire quanto costerà un eventuale accordo. La Grecia ha chiesto un’ottantina di miliardi di euro (esattamente 74, richiesta elaborata con il supporto tecnico di una squadra del Ministero dell’Economia e delle Finanze francese su istruzioni di Hollande); dovrebbero servire essenzialmente a fare fronte alla scadenza con la Bce e a quelle, ormai pregresse, con il Fondo monetario internazionale. A questa cifra, occorre aggiungere una “tosatura” del debito di cui non sono state precisati né la quantità, né le modalità. In caso di nuovi negoziati e di accordo, l’Italia e gli italiani deve mettere una croce su almeno 10-15 miliardi di euro già concessi alla Grecia e considerare eventuali nuovi finanziamenti a fondo perduto. Secondo il Fmi, ci vorrà un piano decennale che costerà 50 miliardi solo per i primi tre anni. È auspicabile che l’Italia faccia presente i problemi della nostra economia (e di un Mezzogiorno che “sta molto peggio” della Grecia) prima di essere troppo generosa.

È certo, infatti, chi pagherà: i contribuenti degli Stati che improvvidamente firmarono i due precedenti accordi con i quali si accollavano i crediti concessi ad Atene da grandi banche internazionali, in prevalenza britanniche, francesi e tedesche. Alla prossima stretta tributaria o riduzione delle pensioni, sappiamo con chi prendercela. Il tanto loquace Matteo Renzi tace: come detto in apertura di questa nota, Tsipras si rivolge, comunque ad altri, mai a lui. Probabilmente, è imbarazzato.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.