BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

ACCORDO GRECIA-UE?/ Renzi cerca la sua "Monaco" (a spese degli italiani)

Difficile prevedere se ci sarà o meno l’accordo sulla Grecia, che potrebbe anche tornare utile a Renzi. Intanto GIUSEPPE PENNISI si pone due importanti domande

Infophoto Infophoto

È difficile prevedere se alla fine del Consiglio europeo (in corso mentre scrivo questa nota) ci sarà un’intesa per l’inizio di un negoziato tra la Grecia e il resto dell’Unione europea. Gli auspici non sembrano favorevoli. Il Presidente dei Ministri economici e finanziari dell’area dell’euro, Jeroen Dijsselbloem, ha fatto dichiarazioni pessimistiche. Il Ministro Pier Carlo Padoan ha avvertito che perché si riprenda il negoziato la Grecia deve assumere misure concrete e drastiche già questa mattina.

Nonostante quanto affermino Tsipras, Hollande e Renzi - secondo cui “l’accordo sarebbe dietro la porta” - un accordo non è il tema all’ordine di giorno della riunione che sarebbe dovuta iniziare alle 11 di mattina, ma è stato ritenuto essenziale farla precedere da una sessione dei Ministri delle Finanze dei 19 Stati appartenenti all’eurozona (l’Eurogruppo), il cui rapporto (riservato) ai Capi di Stato e di Governo esplora varie alternative. È utile precisare che, senza contare la Grecia, oggi tra i Paesi dell’Ue unicamente la Francia pare premere con molto calore perché si faccia un’intesa. La stessa “buonista” Italia ha raffreddato il proprio ardimento quando ha visto il costo dei finanziamenti richiesti da Atene, in termini di nuovi aiuti - in aggiunta a un’imprecisata riduzione del debito.

Renzi, al quale Tsipras in questi mesi si è raramente rivolto (nella convinzione che conta poco nell’agone europeo e internazionale), spera, nel caso che i prolegomeni portino a una trattativa, di poterne prendere parte del merito, almeno in termini di immagine (che i sondaggi danno per molto sbiadita). Potrebbe essere la “sua” Monaco - la breve e fragile intesa negoziata da Mussolini il 28 1938 tra Germania, Francia e Gran Bretagna. È utile ricordare che tutti gli Stati dell’Eurozona a basso reddito pro-capite (Repubbliche Baltiche, Slovacchia, Slovenia, Portogallo) si chiedono, ormai a voce alta, perché la Grecia abbia un trattamento apertamente di favore rispetto a loro e ai loro cittadini. Se le richieste greche vengono accontentate, l’Ue diventerà un club non di solidarietà, ma di battibecchi su chi fa le scarpe agli altri.

Anche ove i prolegomeni portassero all’inizio di un negoziato, l’aspetto essenziale è se, in attesa di un accordo, la Banca centrale europea verrà autorizzata ad aprire i rubinetti “eccezionali del credito”; altrimenti, quel che resta del sistema produttivo greco finirebbe di crollare come documentano le corrispondenze da Atene su questa testata, con impatti indubbiamente severi su un Governo che ha ereditato una Grecia in crescita (di circa l’1% l’anno) e l’ha riportata in recessione. Per l’eventuale trattativa, Atene dovrebbe essere governata da una “grande coalizione”, da auspicare solida e competente.

Anche ove si giungesse a negoziati e a un documento concordato e chiamato “accordo”, tutti sembrano aver dimenticato La Guerre de Troie n’aura pas lieu di Jean Giraudoux, in cui il conflitto immortalato da Omero scoppia, per un’inezia, poche ore dopo le celebrazioni del trattato di pace con cui si rendeva Elena a Menelao (il quale, pur di evitare la guerra, si sarebbe pure grattato le corna).