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SPY FINANZA/ Grecia, la "svendita" senza aiuti all'economia reale

Pubblicazione:martedì 14 luglio 2015

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Dunque, partiamo da un presupposto. L'accordo raggiunto è una farsa messa in atto apposta per essere respinta, quindi gli interessi che sottende sono ben più grandi del mero problema greco. Come si può pretendere che in tre giorni un Parlamento, oltretutto diviso come quello ellenico, possa dar vita a riforme che mediamente necessiterebbero di almeno due anni in qualsiasi altro Paese europeo? Inoltre, le condizioni sono drammaticamente peggiorative rispetto a quelle del cosiddetto "piano Juncker" del 26 giugno scorso, peccato che lo statista Tsipras, invece di prendersi le sue responsabilità di leader arrivando a un accordo, abbia voluto delegare il tutto al popolo greco tramite referendum e quindi abbia poi dovuto trattare su un'agenda di respingimento totale che ha portato all'irrigidimento delle posizioni di Germania e Nord Europa. 

Già, perché tocca ricordare a chi ieri parlava di strapotere tedesco nell'Ue che al fianco della Germania c'erano la Finlandia, la Polonia, l'Estonia e altri paesi ex-sovietici che negli anni hanno imposto durissime riforme ai loro popoli e che quindi ora non accettano di derogare a tutto in nome dell'emergenza. Di quale strapotere stiamo parlando? Di quello in base al quale si chiede che ad Atene spariscano privilegi insopportabili nel 2015, tra pensioni e mercato del lavoro? È questo lo strapotere? Se sì, allora vi dico che a me va benissimo, visto che il caso greco rappresenta niente più e niente meno che quanto accade con il Parlamento autonomo siciliano, un buco senza fondo di sprechi e privilegi contro cui tutti a parole si scagliano, anche quelli che contemporaneamente attaccano lo strapotere e la rigidità tedesca nell'Ue contro la Grecia: scegliete, o indignati sempre o mai, non c'è via di mezzo.

Se si è arrivati a un accordo peggiorativo e durissimo è per colpa di Tsipras e dei suoi giochetti tattici, non per colpa di Schauble. Il quale avrà certamente forzato la mano parlando di Grexit per cinque anni, ma lo ha fatto in un contesto di appeseament pericoloso, dal quale si sarebbe rischiato di uscire con un accordo al ribasso dettato dalle aperture del Fmi (il quale voleva anche la ristrutturazione del debito, tanto detenendo bond senior non pagherebbe nulla) e dai tentennamenti della Bce, la quale infatti ha mantenuto finora in vita le banche greche (le quali necessitano di una ricapitalizzazione immediata che costerà tra i 10 e i 14 miliardi di euro), arrivando però nelle ultime ore a scoperchiare il vaso di Pandora dell'uscita di Atene dall'euro, di fatto decretandone la reversibilità e facendo rimangiare a Draghi le sue stesse parole. 

È per questo che proprio domenica è andato in scena un durissimo faccia a faccia fra lo stesso governatore dell'Eurotower e Wolfgang Schauble, il quale gli avrebbe detto chiaro e tondo di non essere uno stupido come lui pensa. Non si era mai arrivati a toni simili tra il capo della Bce e il ministro delle Finanze del Paese che più conta, attraverso la Bundesbank, proprio nel capitale della Banca centrale europea: questo è il nodo vero del contendere, il rapporto tra Germania e istituzioni europee, non tra Germania e Grecia o Germania e Francia come ho letto da più parti riportando gli ultimi deliri di Varoufakis in vacanza. 

L'ho detto e lo ripeto, Syriza e la sua fulminante ascesa non mi hanno mai convinto, non so chi ci sia dietro, ma ho la certezza che la sua missione non sia quella di cambiare in meglio e più democraticamente l'Europa, ma di disarticolarla dall'interno. Insomma, un cavallo di Troia in piena regola. Non a caso, dopo il referendum, quando l'Ue ha irrigidito le sue posizioni, Tsipras non ha chiamato i millantati amici russo e cinese, ma ha chiamato Obama per cercare una mediazione: se io avessi tutta questa confidenza e solidarietà con Putin lo chiamerei e renderei nota la cosa, anche soltanto per alzare la posta e mettere in campo la variante Nato e geopolitica. Tsipras no. Non me la raccontano giusta, così come Podemos in Spagna e i Cinque Stelle in Italia: stesso schema. 


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COMMENTI
14/07/2015 - Cricket (trad. di grillo in inglese) (gianni b)

Lei ha sempre delle ottime intuizioni. Ho sempre pensato che grillo avesse una intesa cordiale con USA e UK, per tanti piccoli indizi, il primo dei quali fu, la sera delle prime elezioni vittoriose italiane, il console inglese che si dichiarava ansioso di incontrare il Beppe. Questo da un paese dove la BBC ha semplicemente ignorato l'omologo locale Nigel Farage. L'unica presenza è stata in un documentario notturno, preceduto da avvisi di contenuto volgare e sproloquio! Motivi ce ne sono a iosa: prevalenza di $ e £, grandi affari delle loro istituzioni finanziarie con la speculazione legata a un crollo dell'euro.