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Economia e Finanza

NO GREXIT/ Riserve auree e privatizzazioni: quando l'Italia è andata a pegno in Europa

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Essa viene spesso fatta risalire al famoso party organizzato da Goldman Sachs sul "Britannia" per consentire al Tesoro italiano di presentare i suoi "gioielli" (da Credit, Comit, Imi all'Ina, a Telecom, Autostrade, Eni ed Enel). Di certo le grandi privatizzazioni italiane non sarebbero state così serrate, se alla fine del 1993 l'Italia non avesse dovuto chiudere con la commissione di Bruxelles un difficile contenzioso finanziario. Il commissario alla concorrenza Karel van Miert contesta al governo italiano il pagamento dei debiti dell'Efim, il più disastrato dei carrozzoni della Prima Repubblica. A Roma (rappresentata da Beniamino Andreatta, ministro degli Esteri del governo tecnico Ciampi, mentre infuria Tangentopoli) viene infine imposta la riduzione e normalizzazione dei debiti di Iri, Eni ed Enel. Ed è soprattutto l'Iri (guidata a più riprese da Romano Prodi fin dal 1982) a trovarsi zavorrata da debiti insostentibili.

Una dopo l'altra prendono quindi la via dell'Opv sul mercato Credit, Comit, Telecom e Autostrade: tutte vendute con rinuncia al premio di maggioranza (condotta molto criticata dalla Corte dei Conti in un bilancio del 2010). E per Telecom comincia il declino aziendale segnato quasi subito dall'Opa-spoliazione lanciata da Wall Street utilizzando la "razza padana" come veicolo.

È davvero siderale e rassicurante la distanza fra quell'Italia e questa Grecia? Fra quella Ue e questa? Se Renzi due notti si è preoccupato del super-fondo di garanzia ellenico non ha avuto tutti i torti.

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COMMENTI
15/07/2015 - commento (francesco taddei)

questo perché i cattivoni tedeschi risparmiano e investono. noi ci indebitiamo e sperperiamo. da più di 150 anni. le loro macchine sono di qualità e chi le compra è disposto a pagare di più per la qualità, l'unica nostra industria dell'auto è andata fallita meno di dieci anni fa e ora ci comandano da Detroit. sarà il caso di rivedere la politica?