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SPY FINANZA/ Quelle mosse da "subprime" della Germania

Pubblicazione:mercoledì 15 luglio 2015

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Geithner scrive di aver trovato l'argomentazione «terrificante, tanto più che lasciar uscire la Grecia potrebbe creare una spettacolare crisi di fiducia, a prescindere da quanto gli europei avrebbero potuto fare dopo». Proprio sicuri che la "cura Schauble" sarebbe stata un errore drammatico? Me lo sto chiedendo dopo aver letto l'ultimo articolo di Ambrose Evans-Pritchard, notista economico del Daily Telegraph, keynesiano e notoriamente nemico giurato dell'austerity tedesca, il quale però ha definito la proposta del ministro delle Finanze di Berlino di far uscire la Grecia per cinque anni dall'euro per rimettersi in sesto, «la soluzione giusta per Atene». 

Ecco cosa scrive: «Seppur sbagliando i modi e proponendola quasi in forma di diktat, l'unico politico europeo che ha offerto una via d'uscita dall'impasse alla Grecia è stato Wolfgang Schauble. Il suo piano per un ritiro "di velluto" per 5 anni dall'eurozona - un eufemismo, visto che lui probabilmente pensava davvero al Grexit - con un piano di aiuti umanitari, una riduzione del debito in stile Club di Parigi e un pacchetto di misure per la crescita potrebbero permettere alla Grecia di recuperare competitività con la dracma in maniera ordinata. Una formula simile implicherebbe l'intervento della Bce per stabilizzare la dracma ed evitare sia apprezzamenti eccessivi che spirali svalutative. Sarebbe stata certamente meglio questa ricetta dell'atroce documento che Tsipras ha dovuto accettare e portare ad Atene». 

Come vi dicevo nell'articolo di ieri, lo scontro vero è stato tra Bce e Germania. Non a caso, nei giorni precedenti allo showdown, il capo della Bundesbank, Jens Weidmann, attaccò duramente l'eccessivo interventismo di Draghi nella questione greca, ricordando che la Bce ha dei limiti e che gli sviluppi del caso ellenico riguardavano il governo di Atene e quelli degli altri Paesi creditori, non il board della Banca centrale. Non sarebbe quindi il caso di spostare un po' più in alto l'asticella della discussione, ovvero mettersi a un tavolo e decidere seriamente che Europa vogliamo, al netto del caso greco e del suo epilogo? 

Non faccio mistero di aver tifato Schauble in questa ultima disputa, ma questo non significa che io non ricordi la storia, ovvero il fatto che come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, la Germania abbia costruito le sue fortune economiche inondando di prestiti a basso costo le economie della periferia dell'eurozona, affinché queste potessero acquistare prodotti tedeschi, armando il bazooka dell'export. E, guarda caso, la gran parte degli oltre 800 miliardi di euro prestiti dalla Germania alle altre nazioni, fu erogata prima della crisi del 2008. E come ci mostra il secondo grafico, il fatto che le Net Claims sul programma Target2 non facessero immediatamente riverberare a livello visuale l'aumento del rischio è dovuto al fatto che i surplus di conto corrente durante la metà della scorsa decade subivano un offset proprio dalle fughe di capitali, ovvero da quei prestiti che la Germania erogava per far aumentare l'export netto nel suo conto corrente. Più o meno quanto fatto dalle banche Usa con i mutui subprime, i quali aumentarono a dismisura fino a diventare la radice del problema nel 2008, mentre il conto di questa politica aggressiva e rischiosa della Germania lo stiamo pagando ancora oggi a colpi di debito e spread della periferia dell'Ue. 

 

 


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