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SPY FINANZA/ Quelle mosse da "subprime" della Germania

Pubblicazione:mercoledì 15 luglio 2015

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Partiamo da un dato di fatto: certo, le banche greche sono insolventi - lo si sa fin dal primo salvataggio del 2010 -, ma almeno lo Stato ne aveva il controllo finale. Poteva sovraintendere a fusioni, ricapitalizzazioni, iniezioni di capitale, fino all'ipotesi estrema del bail-in nei confronti dei correntisti. Da oggi, sempre che Atene non decida di rompere, non sarà più così. Atene potrà ancora mantenere alcune forme di controllo sui capitali, come il limite di 60 euro per i prelievi ai bancomat, ma per il resto le banche greche saranno sotto il controllo della Bce. Una delle precondizioni dell'accordo, infatti, prevede che saranno l'Eurotower e in subordine Bruxelles ad avere il potere di identificare, chiudere o parcellizzare le banche insolventi. E una fonte europea citata dalla Reuters ha già ventilato il fatto che delle quattro principali banche del Paese - National Bank, Piraeus, Eurobank e Alpha - potrebbero restarne solo due. 

Insomma, la questione finora fondamentale dei fondi Ela per le banche, con il rischio di haircut dovuti all'aumento di richiesta di collaterale, diventa un non argomento, visto che tutte le cosiddette "unsecured liabilities", qualcosa come circa 120 miliardi di euro, passano chiavi in mano sotto la gestione della Bce. E con la sottocapitalizzazione delle banche elleniche a quota 25 miliardi - ma c'è chi parla di oltre 60 - è abbastanza palese che, al netto di sofferenze quasi al 50% del totale dopo sei anni di depressione totale, la Bce potrebbe arrivare a compiere un'operazione in stile cipriota, ovvero un prelievo forzoso overnight dai conti correnti in onore della legge del bail-in, ratificata dai Parlamenti e, quindi, di fatto legge europea che conta più di quelle nazionali. 

Insomma, il nodo sostanziale è questo. C'è poi il nodo meramente politico, quello legato all'imposizione della legge tedesca su tutto il continente. In tal senso è interessante andare a rileggere parti del libro di memorie dell'ex segretario al Tesoro Usa, Tim Geithner, intitolato "Stress test" e pubblicato lo scorso anno. All'epoca della sua uscita, nel nostro Paese tutti si focalizzarono giustamente sulle pagine in cui Geithner di fatto avvalorava la tesi di Berlusconi rispetto al "golpe" compiuto contro il suo governo in sede europea, ma alla luce dell'accaduto di domenica scorsa è Wolfgang Schauble l'uomo che Geithner riteneva da sempre il vero metronomo della situazione. Ecco cosa scriveva Geithner al riguardo: «Pochi giorni dopo (era la fine di luglio 2012, ndr), volai per incontrare Wolfgang Schauble a pranzo durante la sua vacanza in un resort a Sylt, un'isola del Mare del Nord nota come la Martha's Vineyard di Germania. Schauble fu gentile, ma lasciai Sylt sentendomi più spaventato che mai. Mi disse che erano in molti in Europa a pensare che cacciare fuori la Grecia dall'eurozona era ancora una plausibile - e anche desiderabile - strategia. L'idea era quella di cacciare fuori Atene, così che la Germania sarebbe stata facilitata nell'offrire supporto finanziario all'Eurozona se necessario, visto che la popolazione tedesca non avrebbe più percepito questo come un salvataggio per i greci, ma un aiuto per l'Europa. Allo stesso tempo, un Grexit sarebbe stato abbastanza traumatico da spaventare il resto dell'Europa e convincerlo a cedere più sovranità e avviarsi verso una più forte unione fiscale e bancaria. L'argomento era chiaro, lasciar bruciare la Grecia per rendere più semplice costruire un'Europa più forte e con difese più credibili».


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