BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA E POLITICA/ Campiglio: i problemi per l'euro cominciano adesso

Pubblicazione:giovedì 16 luglio 2015

Infophoto Infophoto

«O la zona euro diventa l’embrione di un’Europa autenticamente unita, o finirà per deflagrare come avviene alle stelle morenti. Austerità e deflazione non solo non sono in grado di risolvere le disuguaglianze all’interno dell’unione, ma stanno provocando e continueranno a provocare solo dei danni permanenti». È il commento di Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ieri il piano di riforme è approdato nel Parlamento di Atene, provocando polemiche e spaccature e le stesse dimissioni del viceministro delle Finanze, Nantia Valavani.

 

Qual è la logica che ha portato a imporre alla Grecia un piano quasi irrealizzabile?

È una logica fondamentalmente politica che intende i rapporti tra Europa e Grecia come una sorta di resa dei conti.

 

Una resa dei conti per il fatto che Tsipras ha sfidato Bruxelles con il referendum?

Sì. Il grande errore, ma anche la stessa virtù di Tsipras è stato il fatto di portare alla luce un problema strutturale di Unione europea ed euro. Carlo Azeglio Ciampi ha pubblicato un libro dal titolo “Non è il Paese che sognavo”. Se mi è consentito il paragone, potrei dire che questa “non è l’Europa che sognavo”. Questa vicenda marca in modo irreversibile una stagione europea “prima della Grecia” e “dopo la Grecia”. Per quanto riguarda l’euro, ciò crea problemi che incominciano solo adesso.

 

Che cosa potrebbe succedere?

Il primo dato da cui partire è che l’euro è definitivamente una moneta che non può essere messa sullo stesso piano del dollaro. Gli Stati Uniti non butterebbero fuori il Wyoming dal dollaro perché è in disavanzo. Le origini ideali dell’Europa in questo momento sono derise.

 

In che senso?

Non posso non ricordare che l’origine principale di questo generoso sforzo europeo è stata finora la pace. Le generazioni che si sono succedute dopo il 1945, con l’eccezione della Yugoslavia, non hanno conosciuto la guerra. Questo non va mai dimenticato, perché la pace è un bene pubblico prezioso.

 

Perché l’euro non può stare sullo stesso piano del dollaro?

È evidente che l’euro è una moneta che non ha dietro istituzioni altrettanto forti di quelle americane. Possiamo dimenticarcene per un po’, ma alla fine questo problema centrale non potrà non venire a galla. Un merito forse involontario della crisi greca è proprio questo. Potrebbe cioè convincere l’Europa ad andare in una direzione costruttiva, oppure a un certo punto qualcuno dirà che il re è nudo.

 

In che modo concretamente verrà fuori che il re è nudo?

In Europa gli squilibri esistono, soprattutto nell’area euro. Finora si è ritenuto di poter sanare questi squilibri con la politica di austerità. Il risultato è stato un aumento drammatico della disoccupazione in numerosi Paesi, inclusa la stessa Finlandia, e una crescita anemica. L’Europa è un’area quindi in cui non solo chi sta dietro non converge con chi sta davanti, ma anzi dove chi era davanti finisce per arretrare. Ma in questo modo l’Europa si distrugge.

 

La conseguenza sarà che salterà l’Unione europea o l’euro?


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
17/07/2015 - i giorni contati dell'europa (antonio petrina)

I giorni sono contati se nell'Europa delle banconote (per dirla con qualche monetarista illuminato) si abbandona la cura più restrittiva dell'austerità economica e non si intraprende quella del "ponte" (del traforo) del monte Bianco (Mattarella).