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SPY FINANZA/ Grecia, i rumors "scomodi" per Hollande e Lagarde

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Christine Lagarde (Infophoto)  Christine Lagarde (Infophoto)

Il problema è che nel testo licenziato all'alba di lunedì scorso si dice chiaramente che «la Grecia richiederà supporto continuato al Fmi quando l'attuale programma di aiuti terminerà». E se la Lagarde dirà di no, in punta di statuto? L'intero impianto del piano potrebbe saltare, perché senza la quota parte di denaro del Fmi per tamponare il gap bisognerebbe fare affidamento sui profitti da privatizzazione, i quali sono stati quantificati proprio dal Fmi in circa 2 miliardi nei prossimi tre anni! Altra strada, sarebbe l'aumento della quota parte per gli Stati membri all'interno dell'Esm, ma con la Gran Bretagna che si è già chiamata fuori l'esborso sarebbe alto da far ingoiare ai cittadini-contribuenti tedeschi, spagnoli, italiani e portoghesi. 

Inoltre, un "no" del Fmi potrebbe essere visto come un comodo alibi per il partito del Grexit, ovvero la Germania e gli altri Stati del Nord i cui Parlamenti stanno per essere chiamati a ratificare l'accordo raggiunto lo scorso weekend. Addirittura, funzionari governativi tedeschi hanno già detto chiaramente che senza l'adesione del Fmi al piano, l'accordo non verrà nemmeno sottoposto al voto del Bundestag. Il piano prevede l'esborso verso Atene di 86 miliardi di euro, di cui cui 40-50 in arrivo dallo European stability mechanism (Esm), mentre l'attuale piano di aiuti del Fmi verso Atene ha ancora 16,4 miliardi di euro disponibili prima della scadenza naturale del marzo 2016, fondi su cui l'Ue contava in sede di accordo e che ora, invece, potrebbero sparire se il Fmi dirà no al terzo salvataggio e bloccherà quello attualmente in corso. 

Insomma, madame Lagarde gioca duro. E pesante. Ma non lo fa per amore dei greci, né tantomeno per amore dei dati macro, visto che come ci dimostra il primo grafico a fondo pagina, nel 2012 proprio quei cervelloni del Fmi che adesso strepitano sui numeri prevedevano che il debito greco sarebbe stato sostenibile entro il 2022 (sotto il 120% sul Pil), ma, soprattutto, nelle previsioni sulla crescita del Pil mondiale, vedevano quello ellenico in cima alla classifica dell'intera eurozona nel 2016! Definirli dei cialtroni è dire poco. La verità, sta nel mezzo: ovvero, il debito greco è insostenibile (e tra poco vi spiegherò perché), ma il Fmi sta giocando una partita doppia, spinto com'è dall'Amministrazione Usa a imporre la ristrutturazione del debito ellenico e quindi a scongiurare per sempre l'idea di Grexit, a spese dei contribuenti europei. 

Stando a calcoli nemmeno troppo complicati, alla fine del terzo programma di salvataggio - se ci sarà - la ratio debito/Pil greca salirà sopra il 200%, ma non si fermerà lì, perché prendendo in esame il tasso di crescita negativa del Paese e il tasso di interesse positivo in una decina d'anni quella ratio potrebbe toccare quota 336%, come ci mostra il secondo grafico. In altre parole, Grexit automatico ma a fronte di un esborso enorme di denaro europeo e altre sofferenze inutili per la popolazione greca. 

 

 



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