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SPY FINANZA/ Grecia, i rumors "scomodi" per Hollande e Lagarde

Christine Lagarde (Infophoto) Christine Lagarde (Infophoto)

Utilizzando il "rasoio di Occam", infatti, partiamo dal dato attuale, ovvero una ratio debito/Pil del 170% destinata a balzare a quota 200% in base ai termini del terzo salvataggio deciso lunedì. Bene, prima del bailout attuale, il tasso di crescita della Grecia doveva essere 1,70 volte più grande del tasso di interesse che Atene paga sul suo debito solo per stabilizzare e mantenere costante quella ratio. Dal 1970 in poi il tasso di crescita migliore della Grecia annualizzato è stato dell'1,50%, con una media dello 0,46% che negli ultimi dieci anni è scesa a -0,50%. Dal 1997 in poi il tasso di interesse più basso sul decennale greco è stato del 3,41%, con una media del 7,50%, mentre negli ultimi dieci anni la media sale all'8,18%. 

Utilizzando l'attuale ratio debito/Pil ellenica, lo studio ci offre un "best case" e "likely case" per i prossimi dieci anni: il best case prevede il tasso di crescita annuale più alto (+2,74%) e il più basso tasso di interesse (3,58%) e con queste condizioni perfette vede comunque la ratio debito/Pil al 184% tra dieci anni. Mentre il "likely case", il caso più probabile, contempla la media di crescita annua del Pil (+0,45%) e il tasso di interesse medio sul bond decennale (+7,55%) e ci proietta, nel 2025, a quota 336% debito/Pil. 

È vero, il debito greco è insostenibile così com'è e va ristrutturato: perché allora solo fino a inizio luglio era il Fmi l'istituzione che maggiormente si mostrava inflessibile con Atene, tanto da scatenare il caso del mancato pagamento e riaccendere l'incendio greco che ha portato agli Eurogruppo d'emergenza e all'accordo raffazzonato di lunedì? Forse perché quella tensione serviva per accelerare la situazione e farla precipitare, comportandosi poi da buon samaritano come fatto ieri e chiedendo una ristrutturazione del debito a spese quasi esclusivamente europee (i bond greci detenuti dal Fmi sono senior) che scongiuri il Grexit e quindi la parità euro/dollaro in poche settimane, come previsto da Goldman Sachs? E sarà poi vera la voce in base alla quale la Francia sotto Sarkozy avrebbe stipulato un mega-contratto derivato in stile Draghi-Ciampi, il quale costerebbe un capitale a Parigi se l'euro dovesse deprezzarsi troppo? 

Il duo Lagarde-Hollande è molto attivo sul fronte pro-Atene e sono entrambi francesi. Addirittura, una è l'ex ministro delle Finanze che avrebbe stipulato quel contratto per aiutare il bilancio dello Stato. Almeno così si dice in giro, dalle parti della City... Ma rumors a parte, una cosa è certa: se lunedì prossimo Atene non ripagherà i 3,5 miliardi che deve alla Bce, Draghi potrà essere buono e paziente quanto vuole, ma i mercati prezzeranno quel mancato pagamento come un evento di credito e potrebbero scattare i credit default swaps. Oltre che l'intransigenza tedesca alla sua massima potenza. 

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