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SPY FINANZA/ Grecia, i rumors "scomodi" per Hollande e Lagarde

Pubblicazione:giovedì 16 luglio 2015

Christine Lagarde (Infophoto) Christine Lagarde (Infophoto)

Et voilà, il Fmi è ufficialmente entrato in gioco nella questione greca - di fatto vanificando potenzialmente anche il voto del Parlamento ellenico di ieri - e non l'ha certo fatto in maniera consona, visto che ha usato l'italianissima abitudine delle indiscrezioni di stampa riguardo un documento segreto. Tanto segreto, che da ieri è pubblico. Ma di questo parleremo dopo, perché l'atteggiamento di Christine Lagarde a mio modo di vedere sottende la più classica delle agende nascoste. 

Partiamo da un paio notizie dalla terra dei pazzi, ovvero quella Grecia dove tutto può succedere. Ieri vi davo conto del fatto che Atene aveva ripagato l'outstanding del "samurai bond" emesso in yen nel 1995, in totale circa 94,5 milioni di dollari. Il problema è un altro e ce lo mostra il primo grafico a fondo pagina, ovvero che il mercato nelle 24 ore precedenti alla scadenza prezzava al 50% le possibilità di pagamento, infatti lunedì l'ultimo trade dell'obbligazione era a 58.50. Ecco invece che il giorno dopo la note è andata in maturazione alla pari, ripagata in pieno e garantendo un return del 71% overnight. Insomma, altro che lo short sull'euro di Goldman Sachs, detenere quel "samurai bond" era il vero affare del 2015. Ora invece guardate il secondo grafico, il quale ci conferma come non solo le banche elleniche abbiano patito la peggior fuga di capitali di sempre, ma che le sofferenze sono ben oltre il livello d'allarme, dato che i cittadini a causa della crisi sempre peggiore hanno smesso di effettuare pagamenti, in linea con la filosofia del proprio governo. 

La situazione quindi è quella di un sistema bancario con poco meno di 210 miliardi di prestiti (esigibili e non), circa 120 miliardi in depositi e con 89 miliardi di euro di fondi Ela della Bce: le sofferenze sono ormai a quota 100 miliardi di euro e il buco che potenzialmente si troveranno costrette ad affrontare è tale da imporre immediatamente una ricapitalizzazione monstre. Ora capite facilmente il perché degli istituti che in Grecia continuano a rimanere chiusi e i bancomat non erogano più di 60 euro. 

All'interno di questo quadro, va a inserirsi il blitz del Fmi, il quale ieri ha fatto capire chiaro e tondo che potrebbe non partecipare al terzo salvataggio di Atene uscito dalla riunione fiume di domenica scorsa, compromettendone così pesantemente l'esito. Perché? Perché in un rapporto di tre paginette tre ma capace di fare sconquassi, il Fmi rende noto che «il debito greco può essere reso sostenibile soltanto con misure di sollievo che vanno ben oltre quelle che l'Europa ha finora dimostrato di accettare e anche ben oltre quanto proposto dall'Esm. Se invece l'Europa vorrà ancora una volta offrire misure di sollievo attraverso la mera estensione delle maturazioni dei bond, allora questa dovrà essere nell'ordine dei 30 anni sull'intero stock di debito ellenico, includendo nuova assistenza per Atene. Altre opzioni includono espliciti trasferimenti annuali al budget ellenico o profondi haircuts sull'upfront del debito». E per statuto, il Fmi non può partecipare a un programma di salvataggio se il debito di una nazione è definito insostenibile e non ci sono prospettive di ritorno al mercato obbligazionario privato per finanziarsi. 

 

 


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