BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

RIPRESA?/ Germania e "lobbies": la morsa che blocca l'Italia di Renzi

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Le obiezioni sono molte, la prima riguarda il debito che continua a crescere in quantità e in rapporto al prodotto lordo. Doveva cominciare a scendere, ma anche questo obiettivo si è spostato in avanti di anno in anno. Colpa della mancata crescita, ma non solo. La finanza pubblica non è affatto sotto controllo. La spesa corrente continua a correre. Le entrate fiscali restano incerte. Per evitare che scatti la clausola di salvaguardia (cioè l’aumento automatico dell’Iva e delle accise) dal primo gennaio prossimo, bisogna trovare almeno 20 miliardi. Una maggiore flessibilità verrebbe impiegata innanzitutto a evitare questa tagliola, dunque due terzi degli eventuali benefici calcolati dal governatore della Toscana servirebbero per non peggiorare la situazione, non per migliorarla.

Un debito crescente rende difficile aumentare ancora il deficit, ma non solo. Il vero pericolo è l’effetto imitazione da parte dei centri decentrati di spesa, che può provocare un effetto valanga. Perché le uscite dello Stato, quello centrale così come le sue appendici periferiche, non sono affatto sotto controllo. La spending review non è stata mai attuata, anzi è stata sabotata. Per accompagnare una eventuale flessibilità dal lato fiscale, bisogna rimettere in funzione i tanto vituperati tagli lineari che non saranno il massimo dell’equità, ma sono gli unici che finora hanno funzionato nel contenere la spesa rispetto al prodotto lordo.

L’intera operazione si regge sulla speranza che il terzo salvataggio greco abbia convinto la Germania e i suoi satelliti ad abbandonare l’austerità. L’aria che tira non è assolutamente questa. Basta aver seguito il dibattito al Bundestag, basta aver ascoltato gli autorevoli esponenti socialdemocratici che sono sulla linea Schaeuble, per capirlo. Al contrario, il governo ha giurato ai suoi elettori che non ci sarà più un’altra Grecia. E l’altra Grecia agli occhi del tedesco medio, così come dell’élite economica e politica, è e resta l’Italia.

Gli orgogliosi italiani fin dal 2011 hanno rifiutato di sottomettersi alla trojka, hanno detto ce la facciamo da soli. Ce l’hanno fatta, ma restano in bilico, sempre sull’orlo del burrone. Allentare le regole del deficit e del debito significa fare il salto nel vuoto. Quindi la Germania e l’Unione europea saranno ancor più vigili, attente a ogni virgola. Altro che sforare di due punti. Terranno sotto pressione momento per momento, dai calcoli di Eurostat alle riunioni dell’Eurogruppo, le cifre italiane.

Lo stesso farà la Bce. Mario Draghi è un protagonista del salvataggio greco e ha sfidato apertamente Schaeuble. La sua credibilità crollerebbe in un attimo se la Bild sparasse in prima pagina che lo ha fatto per aiutare i suoi connazionali o Matteo Renzi. Ecco perché la Banca d’Italia dice avanti così.

Non basterà? C’è una terza via: una vera e sostanziosa spending review con la quale finanziare il taglio delle tasse. In questo caso il governo avrebbe contro i sindacati, i gruppi di pressione che difendono il proprio orticello assistenziale, e soprattutto comuni e regioni. Il governatore della Toscana non lo dice, su questo glissa, ma Enrico Rossi è troppo intelligente per non saperlo benissimo.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.