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Economia e Finanza

RIPRESA?/ Germania e "lobbies": la morsa che blocca l'Italia di Renzi

Sembra che per la ripresa italiana le cose si mettano bene, ma serve una politica in grado di favorirla. STEFANO CINGOLANI ci spiega cosa può realmente fare Renzi

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Avanti così: l’ultimo bollettino della Banca d’Italia ha registrato un miglioramento della congiuntura italiana rispetto alle previsioni precedenti, dunque il prodotto lordo aumenterà quest’anno dello 0,7% e non dello 0,5% come pensavano gli economisti della banca centrale. Per il 2016 si prevede un punto e mezzo, quindi si può parlare di vera e propria crescita, quella che sarebbe dovuta già arrivare nel 2014 secondo le speranze del governo Letta e quest’anno stando alle promesse del governo Renzi. Tutto è spostato in avanti, ma primi segnali di miglioramento si vedranno anche nell’occupazione, nel credito, nella produzione industriale e nella domanda interna (consumi più investimenti).

Intendiamoci, 0,7% è poco, pochissimo, l’Italia resta in Europa il vagone di coda e l’Europa stessa è indietro rispetto agli Stati Uniti e alla Cina (nonostante il gigante asiatico stia rallentando). Tuttavia i fattori esterni giocano ancora a nostro favore: l’euro debole spinge le esportazioni, il petrolio resta a buon mercato, e la bomba greca è stata disinnescata, almeno per il momento. Dunque, spiega la Banca d’Italia, avanti così, a condizione di non rallentare il passo delle riforme e di non mollare i freni che tengono sotto controllo il bilancio pubblico.

Tutto ciò può davvero bastare a portare l’Italia su una rotta di vera crescita? Non si sa. Soprattutto, non basta a Matteo Renzi, il cui slogan a questo punto non è avanti così, ma avanti tutta. Fuor di metafora, il capo del governo spera che il terzo salvataggio greco (con riduzione del debito, questa sarà la nuova fase della operazione) offra all’Italia la possibilità di allentare le redini europee e di sforare il tetto del 3% del disavanzo pubblico in cambio di nuove riforme coraggiose, come quella della Pubblica amministrazione e della giustizia civile le quali, anche agli occhi degli investitori stranieri, rappresentano i due pilastri che accanto al Jobs Act possono rendere l’Italia di nuovo attrattiva.

Il governatore della Toscana Enrico Rossi è intervenuto venerdì scorso sul Foglio per sostenere che Renzi ha le carte giuste per imporre ad Angela Merkel uno scambio tra flessibilità e riforme. Non solo: la sua idea è sfondare il tetto di due punti (insomma portare il deficit verso il 5%, grosso modo come la Spagna) per ridurre le tasse e dare così l’incentivo necessario a spingere la domanda interna. Ci sarebbero infatti 30 miliardi a disposizione da spendere riducendo l’Iva che negli ultimi due anni è cresciuta di ben 16 miliardi. Renzi accarezza anche l’idea di togliere l’imposta sulla prima casa (anche se gli enti locali sarebbero contrari). Mentre i sindacati e la Confindustria premono per altri interventi sul cuneo fiscale, e le partite Iva vorrebbero quel bonus che Renzi aveva loro promesso. Insomma, sta per aprirsi il vaso di Pandora. È esattamente quel che teme l’Unione europea che, per questo, è contraria alla proposta.