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IL CASO/ Così euro e tasse frenano l'italia (ma non la Germania)

Per ANTONIO MARIA RINALDI, un’economia non si può basare sulle esportazioni, che in Italia non superano il 30%: i consumi interni sono l’elemento fondamentale della ripresa economica

A maggio crescono le esportazioni A maggio crescono le esportazioni

Le esportazioni nel mese di maggio crescono dell’1,5% rispetto ad aprile. A registrarlo è l’Istat, anche se al netto dell’aumento dell’export di prodotti energetici (+28,4%), la crescita complessiva delle vendite di prodotti italiani all’estero è dello 0,6%. La Banca d'Italia nel suo ultimo Bollettino economico ha rivisto al rialzo le stime di crescita (+0,7%). Nel frattempo il cambio euro-dollaro tocca il minimo nelle ultime sei settimane e l’accordo sul nucleare iraniano prelude a un nuovo ribasso del petrolio. Lo stesso sì del Parlamento greco al piano Ue placa le preoccupazioni dei mercati, con tutte le Borse europee in rialzo. Abbiamo chiesto un commento ad Antonio Maria Rinaldi, docente di Finanza aziendale all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara e professore straordinario di Economia politica alla Link Campus University di Roma.

 

Professore, gli ultimi dati macroeconomici sono tutti positivi. E’ il segnale della svolta o per l’Italia non sono sufficienti dei fattori favorevoli di tipo esogeno?

In primo luogo non dobbiamo dimenticare il perdurare delle sanzioni verso la Russia e la situazione cinese che non è delle migliori. Comunque la svolta per l’Italia arriverà solo nel momento in cui noi riusciremo a vedere l’aumento dei consumi interni. Un’economia non si può basare esclusivamente sulle esportazioni, i consumi interni sono l’elemento fondamentale della ripresa economica del Paese. Per quanto l’Italia abbia una vocazione all’export, i livelli di quest’ultimo non possono andare oltre il 25-30%.

 

Resta il fatto che il cambio euro-dollaro è favorevole, il prezzo del petrolio è destinato a calare e la situazione in Grecia sembra essersi stabilizzata…

Certamente sono fattori favorevoli. D’altra parte è ancora presto per calcolare quale sarà l’impatto del piano per la Grecia: non pensiamo che una rondine possa fare primavera.

 

A che punto siamo per uscire dalla crisi?

A vedere l’economia reale, la situazione dei cittadini italiani non è migliorata e quindi c’è ancora moltissima strada da fare. Lo stesso ricorso alle tasse previsto dal modello europeo per la sussistenza dell’euro fa sì purtroppo che i cittadini e le imprese siano ancora taglieggiati dal Fisco. In questo modo si va a impedire la possibilità di avere più reddito disponibile.

 

La Germania continua a crescere grazie alle esportazioni. Perché non può farlo anche l’Italia?

Perché la Germania si avvale dell’euro, che per i suoi fondamentali economici è una moneta sottovalutata. Se ci fosse ancora il marco tedesco, Berlino non avrebbe la possibilità di generare dei surplus ogni mese perché la sua moneta farebbe da freno. Esattamente il contrario dell’Italia, che se avesse una flessibilità del cambio avrebbe maggiori possibilità di esportazioni. Mentre oggi la competitività dipende essenzialmente dalla flessibilità del lavoro, cioè dalla svalutazione dei salari. La Germania sta galoppando con un surplus dell’8%, nonostante il Six Pack prescriva che non superi il 6%. Ciò la dice lunga sulla convenienza che ha la Germania a rimanere dentro l’euro.

 

Lei prima ha detto che i consumi non crescono per l’eccessiva pressione fiscale. Quali tasse sarebbe più urgente tagliare?


COMMENTI
19/07/2015 - commento (francesco taddei)

ma quali consumi? la generazione cresciuta col sistema retributivo è ormai pensionata. e i giovani dovranno pagarsi tutto di tutto: dalla sanità alla pensione. niente liquidazione e pensione a ottant'anni. ma che dobbiamo consumare? se avanza qualcosa sarà meglio risparmiarli e farli maturare in investimenti? la società è cambiata, le risposte novecentesche non vanno più bene.