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Economia e Finanza

IL CASO GRECIA/ Da Berlusconi a Tsipras: quell'Europa ridisegnata dalla Merkel

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

Esattamente come si è via via abituato a dare per scontato un suo modo di essere in realtà costruito lungamente e faticosamente dopo il 1945, il Vecchio Continente è oggi per molti versi smarrito di fronte al "sogno" definitivamente, ufficialmente infranto: anche se sono ormai molti anni che l'Europa abita con difficoltà la sua eurozona, stretta fra il confine mediterraneo e quello ucraino. È un'Europa cui la complessità indotta dalla globalizzazione ha tolto agli Stati-nazione parte di beni pubblici indivisibili come una democrazia aperta all'interno e una sovranità piena verso l'esterno.

È una constatazione cui non è facile aggiungere elementi d'analisi o schemi di previsione. Tre anni fa - in un ennesimo weekend di fine giugno - il salvataggio delle banche spagnole aprì il cantiere dell'Unione bancaria: che sta facendo molto soffrire il sistema bancario italiano e quindi l'Azienda-Paese nel suo complesso. Probabilmente non meno di quanto la Grecia è chiamata a soffrire per l'accordo con i creditori, la Ue e la Bce. Vi sono pochi dubbi che anche il campo delle regole bancarie sia lontano da quel "terreno di gioco livellato" che è il corrispettivo economico della pari dignità politico-istituzionale dei paesi sovrani che compongono l'Europa. Quest'ultima, tuttavia, prosegue il suo cammino: già "in terra incognita", come ammette il presidente italiano della Bce, Mario Draghi. Ci sarà ancora "questa Europa" fra dieci anni? Quanti Paesi ne faranno parte?

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COMMENTI
02/07/2015 - Il tracollo di Berlusconi (Moeller Martin)

Smettiamola di raccontare frottole: Berlusconi nel 2011 si è dimesso perchè un galantuomo di nome Fini, forte del sue 0,6% di seguito elettorale, ha rubato al centro destra un terzo dei seggi in parlamento facendo venire meno la maggioranza. Situazione che non si è risolta con quello squallido 'mercato delle vacche' con il quale hanno tentato di raccimolare una manciata di voti supplementari per continuare a governare, portando alla fine Berlusconi a dimettersi giusto prima di un voto di fiducia che avrebbe sicuramente perso. La favola della lettera della BCE la usa il centro destra in versione populista per mascherare il proprio fallimento mentre è servita ai comunistoidi per andare al potere con un colpo di mano nominando dapprima un perfetto nessuno senatore a vita per poi metterlo a capo di un governo da loro condizionato.