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IL CASO GRECIA/ Da Berlusconi a Tsipras: quell'Europa ridisegnata dalla Merkel

Pubblicazione:giovedì 2 luglio 2015 - Ultimo aggiornamento:giovedì 2 luglio 2015, 20.22

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Alexis Tsipras nel 2015 come Silvio Berlusconi nel 2011? Una prima differenza è certamente che il premier italiano si dimise senza indire clamorosi referendum su se stesso (se lo è davvero potuto permettere solo Charles De Gaulle in Francia alla svolta del Sessantotto). In quell'autunno di quattro anni fa in Italia i bancomat e i supermercati restarono sempre aperti, ma lo spread era quasi a quota 600 e la liquidità nelle banche era al livello di guardia. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non potè far altro che quello che - assai probabilmente - dovrà fare il suo collega greco in carica, Prokopi Paulopoulos: insediare un governo tecnico di unità nazionale, si vedrà se appoggiato anche da Syriza oppure dopo nuove elezioni. Solo così arriveranno gli aiuti europei: che allora Berlusconi non chiese (ma chissà se fu la scelta corretta: la Spagna, continuamente additata come esempio positivo, lo fece nel 2012 per le sue banche).

I teorici del golpe contro un premier italiano "indesiderato" in Europa al punto da suscitare i sorrisetti pubblici del canceliere Angela Merkel, storcono la bocca anche oggi: quando nei confronti del premier greco la Merkel ha decretato un ostracismo ufficiale e totale. A una sortita squisitamente politica di Tsipras - il rovesciamento del tavolo dei negoziati a Bruxelles e l'appello alla piazza referendaria ad Atene - un leader ultrapolitico come il cancelliere tedesco ha peraltro risposto con lo stesso linguaggio: esattamente come, a un recente vertice a Milano, si rivolse direttamente in russo a Vladimir Putin.

La Merkel ha detto a Tsipras (e non solo a lui) due cose semplici quanto dure: i tavoli Ue non si rovesciano mai e si rispettano sempre; e chi non li rispetta ne viene inflessibilmente escluso. Non vi viene più ammesso un capo di governo - o uno Stato - che pretende di sedervi senza rispettare le regole: quelle che formalmente impegnano tutti i liberi aderenti a un trattato (Roma 1957, Maastricht 1991, Lisbona 2007); quelle che sostanzialmente dettano le linee perchè più solide e credibili sul piano politico-istituzionale e più competitive sul piano economico-finanziario. Forse qualche Paese-membro preferirebbe un'Europa a porte girevoli, dove in qualsiasi momenti si può uscire e/o si può essere accompagnati all'uscita?

Certo, non è la proiezione su scala Ue delle democrazie nazionali dei Paesi che nel secondo '900 hanno dato vita a una comunità europea sempre più larga e sempre più complessa. Anzi, su un terreno di merito politico, la Merkel ha messo virtualmente "fuori legge" i populismi anti-europei: molti dei quali radicati in molti parlamenti nazionali (in quello italiano da forze come Lega Nord e MS5). Ma nella Germania Federale che - con l'Italia - fu tra i sei paesi fondatori del Mercato comune europeo, erano fuori legge sia i tentativi di ricostituzione del partito nazista, sia la formazione di partiti d'ispirazione comunista. E la Merkel non è forse "supercancelliera" di una grosse koalition "strutturale" che starebbe addirittura scoraggiando l'Spd dal presentarsi alle prossime elezioni?


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COMMENTI
02/07/2015 - Il tracollo di Berlusconi (Moeller Martin)

Smettiamola di raccontare frottole: Berlusconi nel 2011 si è dimesso perchè un galantuomo di nome Fini, forte del sue 0,6% di seguito elettorale, ha rubato al centro destra un terzo dei seggi in parlamento facendo venire meno la maggioranza. Situazione che non si è risolta con quello squallido 'mercato delle vacche' con il quale hanno tentato di raccimolare una manciata di voti supplementari per continuare a governare, portando alla fine Berlusconi a dimettersi giusto prima di un voto di fiducia che avrebbe sicuramente perso. La favola della lettera della BCE la usa il centro destra in versione populista per mascherare il proprio fallimento mentre è servita ai comunistoidi per andare al potere con un colpo di mano nominando dapprima un perfetto nessuno senatore a vita per poi metterlo a capo di un governo da loro condizionato.