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SPY FINANZA/ Il default che spaventa gli Usa più della Grecia

Pubblicazione:giovedì 2 luglio 2015

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Scusate ma devo prendermi un giorno di pausa, non ce la faccio proprio più a stare dietro alla pantomima greca. Ormai siamo al ridicolo, il concetto stesso di ultimatum è stato spazzato via dai 3492 Eurogruppi che si sono tenuti nelle ultime settimane (infatti si è passati alle teleconferenze, altrimenti con quello che si spendeva in aerei e hotel si ripianava il debito di Atene), corredati da proposte e contro-proposte inviate e rispedite al mittente. Per un giorno, stop. Ma nemmeno troppo. Perché persi come siamo nel delirio greco e nelle sue baruffe elleniche di goldoniana memoria, rischiamo di non accorgerci che a fronte di un default possibile, un altro è già in atto e rischia di diventare - se domenica al referendum vincessero i "no" - un pericoloso precedente per molti Stati indebitati, con proprio la Grecia in testa. 

Da lunedì, infatti, giorno dei crolli borsistici, il debito di Puerto Rico è «non pagabile» e il governatore del Paese, Alejandro Garcia Padilla, parlando alla televisione di Stato ha detto parole molto chiare ai suoi creditori. Eccole, messe in fila: «Puerto Rico sta cercando di raggiungere una moratoria negoziata, ma i pagamenti del debito subiranno posticipazioni di anni. La situazione economica è estremamente difficile, il carico di debito non permetterà alla nostra Isola di superare la recessione. Per questo abbiamo bisogno di un piano di completa ristrutturazione e di termini migliori per il pagamento del debiti, a tal fine cerchiamo un accordo sulle riforme fiscali entro il 30 agosto prossimo». Poi, la bomba atomica: «I detentori di bond condividono responsabilità per il debito di Puerto Rico e quindi devono fare dei sacrifici». 

Dopo questo, quanto ci metterà l'Isola caraibica a superare nuovamente la Grecia, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina? E, soprattutto, guardando al secondo grafico, il devastato bond portoricano a 20 anni quanto ci metterà a raggiungere area (handle, in gergo tecnico) 50 o meno? Insomma, dopo il "Grexit" greco e il "Brexit" britannico, ecco un altro neologismo da mandare a mente, il "Prexit". 

Di quanto stiamo parlando? Il debito pubblico di Puerto Rico è di 72 miliardi di dollari, circa la metà di quello della California ma con un decimo della popolazione, come ci mostra il terzo grafico. Il problema è che l'Isola è un commonwealth, ovvero una confederazione, quindi non ha l'opzione della bancarotta - come ad esempio ha una municipalità come Detroit, fallita qualche mese fa sotto il peso disfunzionale del sistema pensionistico - e un possibile default lascerebbe il Paese, i suoi creditori ma anche i suoi residenti in un limbo legale che potrebbe richiedere anni per essere risolto, esattamente come la crisi del debito greco. 

A fronte di una politica economica interna che sta dibattendo di un budget da 9,8 miliardi di dollari che contempli 674 milioni di dollari in tagli e ne accantoni 1,5 miliardi proprio per il servizio del debito, a Washington (Puerto Ricco è territorio Usa) il buon Pedilla preme per ottenere una legislazione che permetta alle aziende pubbliche dell'Isola, come l'autorità sull'elettricità e quella sull'acqua, di dichiarare bancarotta, visto che su 72 miliardi di dollari in bonds, circa 25 miliardi sono stati emessi da aziende statali. E a Washington stanno prendendo la cosa molto seriamente, visto che gli investitori Usa rischiano di perdere parecchio dal default dell'Isola, mentre di fatto quello greco non li sfiorerebbe. 

 

 

 


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