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Economia e Finanza

ACCORDO GRECIA-UE/ Il nuovo “conto alla rovescia” per Atene

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

Il debito greco ammonta a 317,6 miliardi di euro. Di questo totale, 141,9 e 59,2 sono crediti del Meccanismo europeo di stabilità e di alcuni Stati europei: sommando le due voci (circa 200 miliardi, dato che sono gli Stati europei a finanziare il meccanismo di stabilità), i maggiori creditori sono, nell’ordine, Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito. Non si può certo pensare a “un periodo di grazia” per i crediti del Fondo monetario (21,1 miliardi) e della Bce (27), poiché espressamente vietato dagli statuti delle due istituzioni. È difficile pensarlo che si possa farlo con i 51,4 miliardi sul mercato e ancor meno con i 22,7 miliardi in mano principalmente a fondi comuni e hedge funds.

Giurisprudenza recente (nel caso della ristrutturazione dell’Argentina) dimostra che, ove la Grecia lo facesse unilateralmente, si aprirebbe un contenzioso che potrebbe portare non a un default, ma a una dichiarazione di fallimento dello Stato e pignoramento di attività quali il porto del Pireo. Quindi, la proposta del Fmi pare riguardare una parte dei crediti di cui sono titolari i privati, essenzialmente agli azionisti (in misura grandi oligopolisti in vari comparti dell’economia greca) a cui si chiede un bail-in, termine tecnico che in sostanza vuole dire che siano loro i primi a pagare per la situazione dei loro istituti. Come previsto, d’altronde, dalle regole dell’Unione bancaria europea. A una lettura affrettata, sembra favorire il Governo Tsipras (nella sua attuale composizione), ma in effetti lo mette in serie difficoltà con i “poteri forti” greci.

Altro nodo da scogliere è quello del “Fondo di garanzia”. Il Governo greco si è battuto perché sia localizzato in patria e ha raggiunto questo obiettivo. Ma la localizzazione fisica conta poco: il nocciolo è: a) se ci sono sufficienti attività da porre come “sottostanti” il fondo; b) chi lo gestirà. Da un lato, sembra che ci sia rimasto poco di “appetibile” per i gestori internazionali. Da un altro, gli “amministratori greci” verranno “vigilati” dai “rappresentati delle istituzioni”. In effetti, dato che i “rappresentanti delle istituzioni” avranno anche il compito di vagliare i disegni di legge, il negoziato appena aperto specifica i codicilli per un “protettorato Ue”. Per la Grecia, ciò può essere offensivo. Per l’Ue pericoloso perché se l’economia greca non riparte le responsabilità verranno attribuite a Bruxelles e Francoforte.

A complicare ulteriormente il negoziato, le tensioni all’interno dell’Ue e dei singoli Stati, ma le analizzeremo in una prossima “chronique”, quando saranno più chiare. 

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