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ACCORDO GRECIA-UE/ Il nuovo “conto alla rovescia” per Atene

Pubblicazione:lunedì 20 luglio 2015 - Ultimo aggiornamento:lunedì 20 luglio 2015, 9.40

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

La settimana scorsa abbiamo chiarito che Eurogruppo e Consiglio europeo erano alle prese non con un negoziato, ma con i prolegomeni di una trattativa. Oggi, lunedì 20 luglio, dopo le approvazioni parlamentari (in Grecia e in altri Stati europei, soprattutto da parte del Bundestag tedesco) del documento del Consiglio europeo, inizia il negoziato vero e proprio. Ad Atene, è stata rinnovata la compagine governativa essenzialmente per comunicare ai partner che i loro interlocutori sono esponenti non della sinistra radicale ma di un “centro-sinistra allargato”. Tuttavia, il negoziato è tutto in salita.

L’erogazione di finanziamenti per fare fronte dalla scadenze immediate della Grecia nei confronti del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea sono un atto non strettamente dovuto ma di buona volontà e di augurio che la trattativa vada a buon fine. Ci sono, però, numerosi scogli.

Entro metà agosto, al più tardi, la Grecia e i suoi creditori dovranno trovare un accordo sui dettagli delle riforme da mettere in atto (non in cantiere) prima dell’erogazione della tranche di 82 miliardi di euro. Dovranno essere riforme (seriamente specificate e rafforzate) si dice dei piani altri della Commissione europea a Bruxelles. Le prime, in ordine temporale, riguardano il mercato del lavoro e la liberalizzazione dei servizi su licenza pubblica (taxi, farmacie, tabaccherie) e delle professioni. A esse dovrà accompagnarsi la riforma fiscale - che comporta a sua volta una modifica della Costituzione, l’articolo in materia di esenzioni tributarie per gli armatori: sempre nel quadro della riforma fiscale, si dovranno approvare nuove aliquote per le imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

L’insieme di queste riforme potrà essere accettato dai greci se si vedranno segni di rimessa in moto dell’economia, di crescita delle attività produttive e dell’occupazione. Non tutti nutrono ottimismi in materia. Nel suo ultimo numero, The Economist di Londra definisce “deflazionario” il programma a cui si sta lavorando e afferma che cinque mesi e mezzo di discussioni hanno “evitato il disastro 2015 (per la Grecia e l’Ue), ma stanno affrettando il prossimo venturo”.

Ove la situazione non fosse già abbastanza complicata, sono arrivate le nuove proiezioni del Fondo monetario sul debito greco che starebbe per raggiungere il 200% del Pil in un’economia le cui prospettive di crescita sono modeste (nella migliore delle ipotesi). La proposta del Fmi è di allungare le scadenze e introdurre un lungo “periodo di grazia” (si parla sino a 30 anni) nei rimborsi di ammortamento e interessi. La questione ha aspetti sia tecnici, sia, soprattutto, politici. Prima di formulare giudizi (i nostri lettori sono perfettamente in grado di farlo da soli), occorre ricordare alcuni fatti e spiegare sia perché ci si è arrivati, sia quali sono i contenuti effettivi del documento Fmi in cui si propone la ristrutturazione del debito greco.


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