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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Petrolio e Wall Street, comincia la sfida tra Hillary Clinton e Jeb Bush

Hillary Clinton (Infophoto)Hillary Clinton (Infophoto)

Attualmente Teheran produce 3,3 milioni di barili al giorno, stando a dati dell’Energy Agency statunitense, più della quota di 3 milioni stabilita dalle sanzioni, le quali consentono a Teheran di esportare solo un milioni di barili al giorno. E c’è di più, perché le sanzioni prevedevano restrizioni anche sullo stoccaggio di petrolio, ma Teheran ha bellamente ignorato il limite, utilizzando lo stoccaggio offshore in mare. E parliamo di un qualcosa di grosso, visto che annualmente l’Iran pompa 1,204 miliardi di barili di petrolio: quindi, se i dati Windward sono attendibili, stoccato offshore c’è il 4,2% della produzione annuale di Teheran, divisa su 28 tankers ognuno con capacità tra il milione e i 2 milioni di barili. E, come vi dicevo prima, il petrolio non è solo la commodity più finanziarizzata del mondo ma anche la più politicizzata e la più capace di smuovere i consensi. Tanto che la notizia del giorno in America, sabato, è stata la scelta di campo dei cosiddetti “baroni del petrolio” per quanto riguarda le elezioni presidenziali del 2016 negli Usa e, stranamente, il loro candidato non è uno dei due texani in corsa, ma Jeb Bush, ultimo pupillo della dinastia ed ex governatore della Florida.

I responsabili della sua campagna elettorale hanno infatti reso noto che il magnate delle pipelines Richard Kinder, Ray Lee Hunt, il fondatore della Hilcorp Energy, Jeffery Hildebrand, il miliardario re del fracking Trevor Rees-Jones e il tycoon dell’investimento T. Boone Pickens hanno fatto donazioni individuali nell’ultimo trimestre. Tutti i cinque “baroni del petrolio” risiedono in Texas, dove sia il senatore Ted Cruz che l’ex governatore Rick Perry stanno cercando la nomination come candidato repubblicano, dichiarandosi palesemente sostenitori del settore energetico, ma la preferenza è andata a Jeb Bush, i cui legami con il petrolio sono certificati da qualche generazione. Bush ha già raccolto donazioni per 114,1 milioni di dollari da varie lobbies e gruppi di supporto, mentre Cruz è fermo a 52,3 milioni e Perry solo a 17,9 milioni, stando a dati della Federal Election Commission. «Non conosco altro che Bush», ha dichiarato già ad aprile Picken in un intervista a Bloomberg TV, subito prima di donare 100mila dollari alla sua campagna per le presidenziali, stando a quanto riportato dal New York Times.

Kinder, presidente della Kinder Morgan, ha tenuto un evento di raccolta fondi per Bush in marzo e il loro rapporto è tornato sulle prime pagine dei giornali, dopo che nel 2002 molti trovarono da ridire visto che Bush cercava la rielezione come governatore della Florida e Kinder era un ex dirigente della Enron, appena andata in bancarotta. Per quanto riguarda Hunt, che guida la Hunt Consolidated, ha prestato servizio presso il Foreign Intelligence Advisory Board durante la presidenza di George W. Bush e nel 2007 dovette andare incontro a una disputa con il Dipartimento di Stato riguardo un contratto nella regione del Kurdistan iracheno. Il padre, H.L. Hunt, è noto per essere ritenuto l’uomo che ha ispirato il personaggio di J.R. Ewing nella serie televisiva “Dallas”. Per quanto riguarda Jeb Bush, a differenza del padre e del fratello, non ha mai lavorato nell’industria petrolifera, ma è nato nella città texana del boom, Midland e si è immediatamente dichiarato a favore di maggiori trivellazioni, ma, stranamente, non offshore in Florida, tipico caso di “nimby” statunitense. Lo stesso Cruz si è schierato in difesa del settore, approvando la pipeline Keystone XL e rimuovendo il bando sull’export di greggio, mentre come governatore del Texas, Perry ha sovrainteso alla triplicazione della produzione di petrolio tra il 2000 e il 2015 e lo scorso febbraio, un mese dopo aver abbandonato la carica, è stato nominato direttore dell’azienda di pipeline Energy Transfer Partners. Insomma, interessi forti.