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SPY FINANZA/ Petrolio e Wall Street, comincia la sfida tra Hillary Clinton e Jeb Bush

La partita del petrolio è forse più comprensibile se si guarda alla sfida elettorale per la Casa Bianca, insieme alle mosse di Wall Street. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

Hillary Clinton (Infophoto) Hillary Clinton (Infophoto)

Sono passati solo pochi giorni dall’avvistamento del super-tanker iraniano in rotta verso l’Asia con a bordo 2 milioni di barili di petrolio ed ecco che il caso si ingrossa e si prepara a diventare il più classico dei casus belli, prodromico a sviluppi di più ampia portata. E attenzione, la questione non riguarda solo il mercato petrolifero, c’è la prospettiva di una guerra dietro e, sullo sfondo, le elezioni presidenziali Usa del 2016. Partiamo dai fatti, ovvero da quanto denunciato dall’israeliano Ami Daniel, fondatore e co-presidente della Windward, a detta del quale «gli iraniani stanno utilizzando vascelli da 280 metri di lunghezza, li caricano fino al limite di barili di petrolio e li tengono fermi in mare. Visto che le sanzioni gli permettevano di produrre un importo limitato di petrolio, il resto lo stoccavano sulle navi. Quei tanker sono fermi nel Golfo da forse sei mesi e attendono solo ordini».

Una denuncia che il New York Times fece già nel 2012 e che non sorprenderebbe più di tanto se risultasse vera, anche perché l’Iran ha la quarta riserva petrolifera al mondo. Ma cos’è la Windward? È un’azienda con sede a Tel Aviv creata quattro anni fa da due ufficiali di marina israeliani che si occupa di tracciare i percorsi dei vascelli, utilizzando algoritmi particolari che all’inizio dovevano servire per contrastare la pesca illegale e di frodo. Insomma, analizzano e profilano i pattern del traffico marittimo. Con il tempo, ovviamente, la tecnologia utilizzata si è sviluppata e ha permesso di tracciare anche altro, ovvero monitorare i comportamenti e le mosse inusuali che accadevano nei porti libici più vicini ai giacimenti e alle raffinerie di petrolio. Oggi poi, gli algoritmi di Windward si uniscono alla tecnologia avanzata dei satelliti e permettono di identificare in tempo reale qualsiasi attività illecita o anche solo sospetta in mare: «Ogni cosa crea un effetto su un’altra in mare e noi vediamo quando le cose cominciano a succedere. Possiamo dare l’informazione per primi perché vediamo per primi quando il pattern comincia a cambiare», ha dichiarato Daniel al quotidiano Haaretz. Giornale che nelle sue edizioni di due giorni fa ha detto anche altro, ovvero che in base ai calcoli di Windward attualmente l’Iran sta stoccando qualcosa come 50 milioni di barili di petrolio in tankers fermi nel Golfo, un ammontare molto più grande di quello ipotizzato da fonti occidentali finora, visto che Bank of America parlava 30 milioni di barili e Cnbc di circa 40 milioni.

Sempre stando a dati di Windward, l’ammontare del greggio stoccato offshore dall’Iran è aumentato di oltre il 150% nell’ultimo anno, superando i 51 milioni di barili la scorsa settimana, come ci mostra il grafico a fondo pagina. Stranamente, l’aumento è coinciso con i negoziati sul nucleare con gli osservatori internazionali, durante i quali il presidente iraniano Hassan Rohani dichiarò che il suo Paese non aveva nemmeno petrolio a sufficienza per coprire il proprio fabbisogno interno. Invece, si scopre che l’ammontare di greggio finora stoccato dall’Iran è di molto superiore alla quota di produzione quotidiana dell’intera Opec, fissata a 30 milioni di barili: e parliamo di eccedenze, del surplus di produzione.