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L'INTERVISTA/ Romiti: "Made in Italy vincente in Cina, ma manca una strategia-Paese"

Cesare Romiti. Cesare Romiti.

L’idea vincente di Deng Xiaoping è stata quella di dire che i Paesi hanno bisogno di essere comandati da una guida certa e sicura. Deng Xiaoping decise di abbinare a uno Stato totalitario dai grandi numeri, anche la libertà di commercio. E il risultato è che a Shanghai oggi ci sono più macchine Ferrari che in qualunque altro Stato del mondo. Ferrari intese ovviamente come simbolo di ricchezza. La Cina ha risposto immediatamente alla crisi, aumentando la spesa pubblica mentre noi abbiamo “sfruttato”, o non sfruttato, la crisi come occasione di austerity e di taglio totale della spesa pubblica. Il deficit di bilancio in Cina tra il 2008 e il 2009 è più che quadruplicato in un anno ed è aumentato ancora. Sicuramente su certi temi ha poco da insegnare ma ben più da apprendere – penso alle questioni di libertà, democrazia e diritti – ma su altro è certo un esempio. La Cina fa dei piani quinquennali, si impegna per rispettarli e in buona parte ci riesce. Noi italiani viviamo in una democrazia in cui i governi sembrano giocare a distruggere le riforme dei governi precedenti e questo la dice lunga su un’attenzione alle prospettive di medio-lungo periodo e su quello che dovremmo imparare.

 

L'ultimo vertice Apex ha enfatizzato il ruolo di Pechino come cardine della scacchiere geopolitica, non solo nell'Asia-Pacifico. La crisi ucraina ha favorito un riavvicinamento fra Russia e Cina. In Oriente le relazioni fra Cina e Usa sono rese periodicamente problematiche dalla collocazione del Giappone e dal caso coreano. In questo quadro come potranno evolvere i rapporti fra Cina e Ue?

Dobbiamo dimenticarci le modalità con cui disegniamo le nostre cartine geografiche. L’Italia e l’Europa, in questo momento, non sono al centro del mondo. L’Unione europea non è tra i principali partner della Cina, che al rapporto con le istituzioni europee preferisce i rapporti bilaterali con i singoli Paesi, con alcuni (come la Germania) molto stretti. Nello stesso tempo, l’Europa in generale è un soggetto che sta accrescendo la sua importanza rispetto alla Cina per quanto riguarda gli investimenti. Per quanto gli investimenti cinesi in Europa siano in percentuale poco più del 5% rispetto a quelli in corso nel mondo, sono certo segnali strategici di come la Cina guardi con interesse all’Unione europea: più da un punto di vista commerciale che per una reale relazione di politica estera.

 

Come evolveranno le linee strategiche d'intervento della Fondazione Italia-Cina?

La Fondazione mira a continuare ad essere quello che è sin dalla sua nascita, un ponte tra Italia e Cina. Con la differenza che, se prima il suo ruolo era quello di promuovere e supportare le imprese italiane nel loro percorso di internazionalizzazione in direzione Cina per dare vita a un vero e proprio “Sistema Paese”, oggi sempre più questo lavoro si svolge anche in direzione contraria, non solo a sostegno di quelle realtà imprenditoriali italiane che hanno – o vogliono avviare – relazioni commerciali con la Cina ma anche di quelle imprese cinesi che scelgono l’Italia per i loro investimenti. Un ruolo che la Fondazione intende portare avanti, promuovendo gli scambi in entrambe le direzioni e mettendosi a disposizione delle esigenze sempre nuove delle imprese.

 

(Antonio Quaglio)

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