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SPY FINANZA/ Portogallo, la prossima crisi è già sui "radar"

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In tempi economicamente positivi, un euro di debito consente di generare più di un euro di crescita economica, ma quando si entra in crisi, quella ratio di produttività cala e un euro di debito non è più sufficiente e ci vuole più debito improduttivo per generare crescita. È da questa spirale che nascono gli stock insostenibili. Tra il dicembre 2011 e il marzo 2015 il debito governativo è cresciuto notevolmente, mentre l'impatto sul Pil nominale ha vissuto una riduzione di 2,4 miliardi nello stesso periodo. Inoltre, anche la composizione del debito è importante, visto che il debito produttivo può essere un bene per l'economia, addirittura un volano, mentre il debito non produttivo è veleno. È un po' la differenza che c'è tra un investimento che porta con sé un profitto che può andare a finanziare il debito contratto oppure andarsene in vacanza o comprare un'automobile con i risparmi in banca. Due attitudini completamente diverse, le quali poi subiscono anche variabili cicliche, come ad esempio l'aumento del tasso di disoccupazione che acuisce determinate dinamiche. 

C'è poi quello che la Scuola austriaca di economia chiama mal-investment, ovvero investimenti mal contratti a causa di basso costo del credito e un'insostenibile crescita dell'offerta monetaria. Essendo nell'euro dal 2000, il Portogallo ha potuto usufruire di un accesso al credito senza precedenti a bassissimi tassi di interessi, portando a un boom dei beni di consumo importati e, ad esempio, di autostrade in ogni parte del Paese. Il problema è che il credito associato al mal-investment primo o poi deve essere liquidato, altro fattore che va a colpire la crescita e le sue dinamiche. Senza contare che il Portogallo ha una delle ratio di disuguaglianza di reddito più alte nell'eurozona, quindi un nuovo round di austerity andrebbe a colpire sproporzionatamente una larga percentuale della popolazione a più basso reddito, una dinamica simile a quella che ha affossato e reso deleterie le politiche della troika in Grecia. 

Infine, le componenti del debito di cui abbiamo parlato finora non contemplano delle liabilities contingenti, come ad esempio la crescita nel tempo dei costi legati a pensioni e sanità. Il grafico a fondo pagina ci mostra la pesante situazione demografica del Portogallo, comparando la popolazione lusitana per gruppi di età dal 1985 al 2050, mantenendo costante il tasso medio di fertilità. È lampante che una popolazione più anziana semplicemente non può pagare debiti che vanno fuori controllo, ma anzi grava proprio sulle voci di pensioni e sanità e, oltretutto, la recente crisi finanziaria della prima banca del Paese, Banco Espirito Santo, pone un'altra criticità, un sistema del credito che non può aiutare l'economia, ma che, anzi, va esso stesso aiutato, altro costo sul carico del debito governativo. 

Se gli investitori nel debito lusitano, molti dei quali privati, vedranno una crepa più profonda del passato nella situazione del Paese, cosa faranno di colpo stante queste dinamiche macro? Oggi il decennale di Lisbona trada a 186 punti base sul pari durata tedesco, contro gli oltre 1000 punti base di Atene sul Bund e i 155 degli Usa (in dollari, ovviamente), ma solo grazie al firewall fornito dagli acquisti della Bce: sicuri che questa dinamica potrà andare avanti in eterno? Attenti al Portogallo, è già su molti radar. 

 



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