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FINANZA & BANCHE/ I veri rischi delle nuove regole sui fallimenti

Pubblicazione:mercoledì 22 luglio 2015

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Vi è poi una seconda precisazione: la garanzia dei 100.000 euro è oggi fornita dal Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi (Fitd), soggetto che è alimentato volontariamente dalle stesse banche Spa. Panetta spiega che «è prevista la costituzione di un Fondo di risoluzione unico (Single Resolution Fund, Srf), alimentato da contributi delle banche e destinato al finanziamento dei futuri interventi di risoluzione. Il nuovo sistema prevede una graduale mutualizzazione delle risorse provenienti dai sistemi bancari nazionali». Quindi, i fondi attualmente in dotazione del Fitd finiranno in un grande fondo europeo. 

Forse è meglio così, perché al momento il Fondo di tutela dei depositi italiani si sta impegnando per cifre sempre più elevate nelle crisi e non solo per rimborsare depositanti: dopo essere intervenuto per 265 milioni e ricapitalizzare Tercas, ora sta offrendo 900 milioni del futuro aumento di capitale Banca Marche (100 in contanti e 800 milioni a garanzia delle sofferenze) costretto dal rischio di rimborsare oltre 7 miliardi di depositi bancari a rischio. Ora l'intervento nel capitale di banche decotte è certamente fatto per proteggere le altre banche dal contagio della paura, ma crea precedenti rischiosi e possibili polemiche. Rimborsare i depositanti è una cosa, entrare nel capitale della banca o garantire i mercanti delle sofferenze è ben altra decisione.

Inoltre, il Fitd non ha fondi, perché le 215 banche che aderivano a fine 2014 versano il loro contributo solo a chiamata e quindi la somma di 2 miliardi, di cui si parla nella relazione 2014, pari allo 0,4% dei depositi potenzialmente rimborsabili, è teorica, non è custodita in un conto. Tutto questo deve cambiare, perché il Fondo dovrà presto chiamare le banche a versare ex-ante una cifra totale di 400 milioni all'anno fino al 2024, per arrivare a livello 0,8% dei depositi da garantire.

Per effetto del nuovo meccanismo di salvataggio delle banche (noto come bail-in) restano vulnerabili, gli azionisti, i possessori di obbligazioni emesse dalla banca, i dossier titoli e i pronti contro termine, che non possono più sperare in un generoso intervento dello Stato a tappare i buchi della banca. Oltre i 100.000 euro dovranno prestare attenzione anche le imprese medio grandi che possono avere giacenze temporanee sul conto più consistenti. Sono queste le categorie del risparmio che si devono realmente informare e preoccupare: investire i denari in banca non è privo di rischi -come tanti istituti di credito ancora raccontano ai clienti - e la comunicazione obbligatoria dovrà porre fine a un grande equivoco. 

Tutti questi ragionamenti valgono quando una o due banche stanno per fallire, perché nel caso si tratti di una crisi sistemica basta leggere i giornali di questi giorni e capire cosa succede in Grecia e quali sono i rischi di chi affida soldi alle banche.



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COMMENTI
22/07/2015 - I rischi per Pmi ci sono (Carlo Cerofolini)

Già e come la mettiamo con le imprese non medio/grandi ma medio/piccole che sicuramente possono avere giacenze, anche temporanee, superiori a 100.000 euri? Male!