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SPY FINANZA/ Dalla Francia all'Australia, le nuove "mine" sui mercati

Pubblicazione:mercoledì 22 luglio 2015

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Vi siete mai chiesti perché Francois Hollande abbia sempre difeso così strenuamente la permanenza della Grecia nell'Ue, arrivando a una posizione di contrasto quasi senza precedenti con lo storico alleato tedesco? E come mai, non più tardi di domenica, sempre l'inquilino dell'Eliseo ha parlato chiaramente di maggior condivisione all'interno dell'eurozona, evocando gli Stati Uniti d'Europa, ovvero fiscalità e mutualizzazione del debito? Perché è un europeista convinto? No, ce lo spiega in prima istanza il primo grafico a fondo pagina, il quale ci mostra che mentre il Fmi parla di insostenibilità del debito greco - con una ratio che supererà a breve il Rubicone del 200% e con i 7,2 miliardi del nuovo prestito già virtualmente finiti con i pagamenti di lunedì a FMI, Bce e altri creditori - se si vanno a vedere le liabilities governative nette, come ha fatto Societe Generale, quella ratio sta avvicinandosi a larghe falcate verso quota 1000%. Ma sempre utilizzando questo indicatore, scopriamo che gli Usa sono di poco sopra quota 500%, mentre chi ha il mal di testa peggiore è proprio la Francia, le cui promesse verso creditori e pensionati sono 5 volte maggiori del suo Pil! Insomma, Parigi non ha detto "no" ad altra austerity nei confronti di Atene per amore di giustizia e del popolo ellenico, lo ha fatto nel suo interesse, perché conti alla mano sa di poter essere il prossimo nella linea del fuoco e sa di essere troppo grande per fallire ma forse anche per essere salvata. 

Le dinamiche di debito francesi e la loro sostenibilità sono infatti più che questionabili e utilizzando la matrice del grafico di prima, scopriamo che a livello di cosiddette "unfunded liabilities" come percentuale del Pil, quelli messi peggio non siamo noi italiani e la Spagna, ma gli Stati Uniti e la Francia, con terzo outsider proprio la maestrina Germania. Qui non stiamo parlando di ratio tra debito governativo a bilancio contro introiti, ciò che ci metterebbe in cima alla lista, bensì di un computo totale che contempli anche le liabilities fuori bilancio, le quali però stanno cominciando a pesare sulla spesa corrente di pari passo con il rapido invecchiamento della popolazione. Una combinazione di inflazione, default sulle pensioni e spesa sanitaria, unite a contrazioni fiscali sono lo scenario di sviluppo potenzialmente più probabile per la Francia, la quale rispetto ad altri big con rischi connessi alle dinamiche di debito, ha munizioni molto limitate. 

Usa e Regno Unito hanno infatti la leva monetaria e possono stampare e svalutare, mentre dentro l'eurozona non resta che il combinato austerity-riforme, il quale da solo ha quasi ammazzato un bebè come la Grecia, figuriamoci un corpaccione come quello francese. La Germania, dal canto suo, ha molti assets esteri accumulati grazie agli enormi surplus di conto corrente che le abbiamo lasciato creare con i quali può far fronte a spese senza finanziamento e off-balance, visto che parliamo di assets pari al 50% del Pil tedesco. Mentre la Francia non solo non ha un firewall di finanziamento extra di queste dimensioni, ma è debitore netto, a vario titolo, per un controvalore pari al 20% del suo Pil. D'altronde il secondo e il terzo grafico ci mostrano cosa sia stato in grado di creare il governo Hollande in questi anni, ovvero un aumento costante della disoccupazione nascosto sotto il tappeto dei rialzi azionari e l'abbassamento degli spread garantiti dalla Bce e dalla Fed a livello globale. 

Come vedete, a maggio di quest'anno i disoccupati francesi sono cresciuti di un altro 0,5%, pari a 16.200 unità, e hanno raggiunto la cifra record assoluta da 3,522 milioni, 10mila persone più delle previsioni. Addirittura, la lettura di maggio è stata l'ottantesima di fila che ha visto crescere il numero dei senza lavoro!

 

 

 


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