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Economia e Finanza

RIPRESA?/ I "dilemmi" Usa e Ue con effetti sull'Italia

L'Europa si ritrova a far da locomotiva alla crescita globale, mentre negli Usa si avvicina il dilemma della Fed. In mezzo le chance di ripresa per l'Italia. Di UGO BERTONE

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Lasciamo da parte, almeno una volta, il tormentone greco che pure riserverà ancora sorprese e qualche patema d'animo. E guardiamo allo stato di salute dell'economia globale. Partiamo dalle buone notizie. L'Europa sta raccogliendo i primi, sostanziosi frutti del Quantitative easing. L'iniezione di liquidità comincia a raggiungere, finalmente, le imprese che ritrovano la voglia di investire e di crescere. L'avvio della campagna delle semestrali europee, ieri mattina, è stato segnato dal balzo degli utili di Unilever, colosso del largo consumo, così come da Syngenta, fertilizzanti e, a sorpresa, di Mercedes, che ha saputo far fronte al calo degli acquisti in Cina. Ancor più sintomatico il risveglio di Kingfisher, che detiene marchi come Castorama e Brico Depot in Francia o Screwfix nel Regno Unito: le famiglie stanno, con prudenza, tornando a riaprire il portafoglio. Non è ancora il momento dei consumi, ma degli investimenti "leggeri", a partire dalle riparazioni e delle migliorie domestiche rinviate nei momenti peggiori. 

Il trend si avverte anche in Italia: come dimostra la ricerca sul risparmio del Centro Einaudi, le famiglie hanno effettuato in questi anni una feroce spending review senza però sacrificare gli investimenti più preziosi, pur cambiati in maniera vistosa in questi anni: non si pensa più a investire nel mattone, semmai nella formazione e nell'educazione dei figli. 

È ancora presto per cantar vittoria, ma, anche a giudicare dalle indicazioni in arrivo dal mondo del credito, è lecito prevedere altre note positive. Conta l'euro "leggero", così come la nuova pressione al ribasso delle materie prime, a partire dal petrolio. Ma anche le strategie e la vision diversa delle imprese, che ormai agiscono in un'ottica globale. L'acquisto di Carte d'Or, seconda potenza del caffè francese, da parte di Lavazza è un segnale eloquente del buono stato di salute dell'alimentare di casa nostra: i tempi di Parmalat sono ormai alle spalle. Ma non mancano esempi di crescita eloquenti anche in altri settori: De Longhi tocca i massimi assoluti in Borsa grazie all'exploit (+44%) delle vendite in Asia Pacific; D'Amico consolida la sua posizione nella top ten dello shipping mondiale; sono in forte crescita sia il biomedicale che la chimica, farmaceutica, primato industriale e della ricerca ormai di livello globale. 

Una parte d'Italia, insomma, ha ormai svoltato. Altre potrebbero seguire se, finalmente, nasceranno dei global player finanziari in grado di assistere la crescita. È il momento di mettere il serbatoio del risparmio degli italiani al servizio delle imprese, senza mediazioni bancocentriche. Fondi di investimento, fondi pensione e compagnie sono state finora molto (troppo) prudenti nelle scelte, nonostante le leggi consentano ormai investimenti diretti nelle imprese.

In sintesi, l'Europa, Italia compresa, si ritrova nel ruolo da tempo perduto di locomotiva della crescita del pianeta. Nel frattempo rallentano gli Emergenti, che hanno bruciato in termini di valori di Borsa tutti i progressi raggiunti dal 2009 in poi al traino della Cina. È un dato allarmante per noi vista l'importanza dell'export in certe aree del mondo: alla frenata della Cina e all'embargo nei confronti della Russia si aggiungono i problemi di Paesi per noi molto importanti come Brasile e Turchia.