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Economia e Finanza

TAGLIO TASSE/ "L'abbaglio" dei sondaggi che può costar caro a Renzi (e all'Italia)

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

La seconda questione riguarda la scaletta temporale. In molti, anche dentro il Pd (non solo la sinistra, ma anche il renziano Filippo Taddei) preferiscono che si cominci dal lavoro. È questa la posizione della stessa Confindustria. Un anno fa Renzi, quando varò il bonus di 80 euro, promise che nel 2015 lo sgravio sarebbe stato esteso alle categorie tagliate fuori, a cominciare dalle partite Iva. Aveva ragione e allora perché ha cambiato idea? Saltare di palo in frasca aggiunge incertezza, e dio solo sa se in questo momento non c'è bisogno proprio del contrario. 

Intendiamoci, la tassa sulla prima casa è stata un errore. Tutti (anche chi come il centrodestra era contrario) hanno sottovalutato l'impatto psicologico che è stato catastrofico. In ogni Paese, si dice, i proprietari di case pagano imposte consistenti. Lo fanno anche in Italia in modo confuso e irrazionale. Ma non è vero che tutti in Europa tassano la prima casa. Un Paese ad alta pressione fiscale e più bassa proprietà immobiliare come la Svezia, per esempio, esenta la residenza se in appartamenti cittadini, mentre paga l'imposta chi sceglie la villetta con giardino. In sostanza, ciascuno si regola in modo diverso tenendo conto di quanto sia sensibile il bene casa soprattutto quando si tratta della propria residenza. Del resto, l'imposta sulla prima casa non dà nemmeno un grande gettito fiscale. Dunque, è giusto tornare indietro, riconoscendo che è stata una misura più o meno necessaria, ma in ogni caso temporanea.

Tuttavia non si vede perché non rinviare questo provvedimento al 2017, per continuare in modo organico con un alleggerimento del carico fiscale sul lavoro. Può darsi, come si dice, che Renzi si sia basato su sondaggi riservati. Ma la continuità e il rispetto degli impegni valgono molto più dell'aleatorio umore registrato con interviste telefoniche dallo scarso valore scientifico. Renzi è bravo a rimescolare sempre le carte per far perdere la bussola ai suoi critici e avversari, ma non è più tempo per improvvisazioni.

L'Italia è percorsa da un'onda di sfiducia, pessimismo, timore per il futuro, incertezza per il presente e rimpianto (anche ingiustificato) del passato. Ciò spinge la gente a comportamenti individualmente razionali (salviamo il salvabile, teniamo i risparmi sotto il materasso) che generano una conseguenza irrazionale sul piano collettivo (scarsa domanda, stagnazione, deflazione). Per spezzare il circolo vizioso bisogna introdurre dosi continue e massicce di un antidoto che generi certezza, prevedibilità, stabilità. C'è da augurarsi che di qui alla prossima finanziaria, il capo del governo, il fidato consigliere Gutgeld e il prudente ministro Padoan se ne rendano conto e mettano a punto una vivanda con poco fumo e molto arrosto.

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COMMENTI
25/07/2015 - Solo mezze verità (Moeller Martin)

Il continuo riferimento al deficit francese ed ora anche spagnolo viene presentato in modo forviante. Nessuno in Europa ha concesso alla Francia o alla Spagna di sforare al 4 e al 6% perchè questi paesi stanno diminuendo il loro deficit anche se a ritmo inferiore alle aspettative. L'Italia, che a sua volta stà ritardando la reduzione del debito, ha accelerato il rientro sotto al 3% per la vanità personale di un noto presidente del consiglio non eletto pretende ora di muoversi in senso contrario aumentando di proposito il deficit. Ciò non è possibile e non sarà mai autorizzato. Inoltre non ha senso cullarci sul nostro presunto surplus di bilancio quando nonnostante gli attuali interessi bassissimi il nostro debito aumenta di oltre 70 milliardi annui, destinati ad essere più di 100 non appena gli interessi troneranno alla normalità. Torniamo al problema di sempre: dobbiamo tagliare le spese.

 
25/07/2015 - Basta con le mezze misure (Carlo Cerofolini)

Inutile insistere con le mezze misure, le vie per risolvere sono, a mio avviso, due: la prima, dirompente, la chiusura unilaterale, fin dal prossimo anno scolastico, di tutte le scuole paritarie non statali e vediamo così come se la cava lo stato; la seconda il bonus scuola “pesante” da dare ai genitori che saranno liberi di spenderlo a loro piacimento indifferentemente nella scuole paritarie siano esse statali o non statali. Tertium non datur. O sì?