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Economia e Finanza

SPILLO/ "L'idolo" che condanna Grecia (e Ue) alla schiavitù

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Prendiamo il sistema pensionistico. In Italia, i primi interventi di riforma risalgono al 1992 con Amato, per approdare poi nel 1995 alla cosiddetta "Riforma Dini" che ha introdotto il sistema contributivo per i giovani lavoratori come me (all'epoca), cioè un sistema pensionistico basato effettivamente sui contributi versati. Quello che si riteneva un punto fermo nel 1995, tuttavia, si è poi ulteriormente evoluto: ad esempio, nel 2010, furono introdotte le cosiddette "finestre mobili", da adeguare alla speranza di vita, per arrivare alla "riforma Fornero" che, a partire dal 2012, ha nuovamente modificato le regole.

Tutto questo per dire che la riforma del sistema pensionistico è un tema complesso, che deve essere affrontato con la dovuta calma e riflessività e con il tempo che occorre, per evitare di fare disastri sul piano umano e sociale: la storia degli esodati nel nostro Paese, dove pure si è riflettuto a lungo sulle pensioni, ne è un segno evidente. Pensate se esodato fosse un popolo intero! È quello che molto probabilmente avverrà in Grecia dove al povero Tsipras, con vero sadismo, si fanno prendere decisioni non genericamente impopolari, ma addirittura contro la nazione, che dovrebbe, se non servire, almeno evitare di danneggiare.

Tutti sanno che è quasi matematicamente impossibile riformare il sistema pensionistico in due giorni (per non parlare delle altre misure). Allora perché lo si chiede? Per dimostrare la buona volontà del popolo greco e poter rifinanziare le banche e lo Stato per farsi restituire i soldi? Credo che la Germania abbia deciso che in uno Stato pluri-indebitato non può esserci un governo di sinistra, o comunque un governo non gradito al "mercato". Siamo sempre lì, ai bordi di un oscuro idolo che bisogna in qualche modo accontentare.

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