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TAGLIO TASSE/ 1. Arrigo: ecco la vera “rivoluzione” che aiuta famiglie e imprese

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Sarebbe progressiva, in quanto manterrebbe delle fasce di non tassazione che coprano i consumi minimi di persone e famiglie. Quindi nella realtà sarebbe una flat tax a doppia aliquota, nella quale c’è anche un’aliquota zero che rende esente un certo ammontare di reddito, quello cioè che serve per i consumi normali delle persone. L’esenzione andrebbe calcolata in funzione della numerosità della famiglia, a seconda cioè dei figli a carico.

 

Che cosa propone invece per aziende e lavoratori autonomi?

Un’aliquota unica potrebbe valere anche per il reddito d’impresa. L’ideale sarebbe arrivare a un’aliquota unica da adottare sia per il reddito d’impresa che per quello delle persone fisiche. La differenza è che nel caso dell’impresa i costi non sarebbero tassati, bensì calcolati come reddito deducibile. Mentre sul reddito delle famiglie ci sarebbero delle fasce forfettarie di esenzione. C’è poi il problema di quale sia l’aliquota migliore. Se quella applicata a tutte le imprese fosse unica, potrebbe essere più alta di quella attuale, ma la si potrebbe compensare togliendo l’Irap. A livello di principio però basta un’aliquota per tassare tutti i redditi percepiti, sia da persone fisiche che giuridiche, con gli opportuni adattamenti ed esenzioni.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
26/07/2015 - Flat tax al 23% si può (Carlo Cerofolini)

In uno studio fatto da Free-Foundation risulta che per avere parità di gettito per lo stato basterebbe fare una Flat tax al 23% con area di esenzione, se ben ricordo, a 10.000 euro per renderla sia progressiva che equa e così l’economia ripartirebbe alla grande. Il perché non lo si voglia fare è quindi solo un motivo politico-ideologico e non tecnico-economico.

 
26/07/2015 - Meno male che alla fine è detto chiaramente... (Umberta Mesina)

... "con gli opportuni adattamenti ed esenzioni". Scusate, io non vorrei proprio far la parte della rompitasche però è il mio mestiere. A certe cose bisogna fare attenzione per evitare gli equivoci. L'aliquota unica (o flat tax, che è lo stesso ma in inglese) *di per sé* assicura solo tutti paghino la stessa percentuale – il che è iniquo, perché il 20% ha un peso diverso se prendi 20.000 euro/anno oppure 100.000. Dire così: "D. Come funzionerebbe questa flat tax al 35%? R. Sarebbe progressiva, in quanto manterrebbe delle fasce di non tassazione che coprano i consumi minimi di persone e famiglie." è scorretto dal punto di vista linguistico e fa nascere un’idea scorretta. O perlomeno non raddrizza l’idea storta che già circola. La flat tax di per sé non è progressiva, evidentemente, altrimenti non sarebbe "flat", unica. La progressività non deriva dall'aliquota ma da esenzioni e minimi sotto ai quali non si paga. Ma questo “non si paga” è un atto di volontà politica. Non è automatico, non fa parte della FT come tipo di imposizione. Questa volontà politica non è affatto implicata nella scelta della flat tax. Molti invece sembrano pensare di sì. Bisogna sforzarsi di evitare questo genere di illusioni. La scorrettezza si rimedia con i verbi giusti: - "Come dovrebbe funzionare?" (perché il dovere implica la volontà, di compierlo o no). - "Dovrebbe essere applicata in maniera progressiva, mantenendo delle fasce di non tassazione" eccetera. Facile, no?