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CRISI GRECIA/ 1. La "sconfitta" che unisce Tsipras e Merkel

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Alexis Tsipras e Angela Merkel (Infophoto)  Alexis Tsipras e Angela Merkel (Infophoto)

2) A sollevare dubbi sulla tetragona posizione tedesca è un'indiscrezione di Der Spiegel. La Cancelliera Angela Merkel, spiega l'autorevole giornale tedesco, si è spinta molto avanti nelle promesse ad Atene. In particolare, pur di ricomporre la frattura, frau Merkel si era impegnata a far sì che l'Europa abbonasse 35 miliardi di debiti e in più varasse un immediato piano di aiuti. Non ultimo, era possibile prevedere una nuova moratoria dei debiti verso la Bce che andranno in pagamento dal prossimo 20 luglio. Certo, manca la conferma ufficiale. Ma la sensazione è che qualcosa di vero ci sia stato. Al di là del risultato, emerge l'esistenza di una diplomazia sotterranea pronta a offrire quello che, in via ufficiale, si continua a negare. Per motivi giuridici e di principio i negoziatori europei non hanno voluto affrontare la questione della ristrutturazione del debito, che già oggi non rende quasi niente (i primi interessi saranno pagati dal 2021). L'importante, insomma, è di difendere il principio o, se preferite, il tabù. Così come le regole del Fiscal compact che, di qui al 2017, minacciano di essere il binario morto in cui può fermarsi la locomotiva dell'Europa. 

3) I duellanti hanno un punto in comune: non hanno una strategia credibile da lunedì in poi. Vale per Syriza, in caso di vittoria del no (se prevarranno i sì Tsipras farà le valigie lasciando un bilancio catastrofico per le tasche e la pancia dei greci), ma anche per l'Eurogruppo, se la durissima prova non avrà l'effetto di provocare un cambio di rotta. È assai probabile che la riforma dell'Unione europea, così com'è stata congegnata dai cinque presidenti (in testa su tutti Mario Draghi) nasca con un pesante limite: l'obiettivo è di armonizzare le regole e i comportamenti attorno a obiettivi che significano più doveri (ma non più diritti) e nuove incertezze. Facile prevedere che il risultato sarà di favorire nuove opposizioni e nuove svolte centrifughe. O si mobilita l'Europa attorno alla crescita, rilanciando gli investimenti in barba al Fiscal compact, e si fa uso di strumenti espansivi (vedi Bonus sull'occupazione legati all'emissione di eurobond) oppure l'Europa, pur sopravvissuta al Grexit, si schianterà sul Brexit. O chissà su quale altro ostacolo. 



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