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REFERENDUM GRECIA/ Quella "guerra civile" insita nella storia di Atene

Pubblicazione:venerdì 3 luglio 2015

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Se si volge lo sguardo soltanto al secolo scorso, tutte le profonde spaccature verticali della società provocate da profondi conflitti politici hanno prodotto improvvisi cambi di paradigma. Nel periodo 1919-1922 (periodo ricordato come il "grande scisma"), il conflitto tra lealisti e repubblicani con il Paese spaccato a metà, con due capitali: Atene con il Re, Salonicco con il primo ministro Venizelos, portò l'esercito ellenico in Anatolia dove venne sconfitto da Ataturk. Il Paese venne invaso da più di un milione di profughi greci dell'Asia minore, cambiando i suoi equilibri sociali  ed economici. Nel 1946,  quando i comunisti, dopo aver deposto le armi, insorsero e diedero inizio alla guerra civile che portò il Paese sull'orlo del baratro e all'ostracismo del partito comunista, e aprì delle incisioni profonde nel tessuto politico che si rimarginarono soltanto dopo la caduta dei colonnelli. Nel periodo 1965-1967, quando la disputa di potere tra il Palazzo e il vecchio Papandreou si concluse con il colpo di stato di Papadopoulos.

Purtroppo, la tradizione ci dice  che il sistema politico ellenico non possiede la virtù della dialettica e del dialogo: "O con me o contro di me". Neppure cinque anni di crisi hanno cambiato i rapporti tra gli schieramenti. Chi ha governato la crisi, ha governato da solo, senza stabilire alcun dialogo politico con l'opposizione, un dialogo che fosse in grado di elaborare una strategia comune per il Paese (Portogallo docet). Tutti e tre i primi ministri della crisi, Papandreou, Samars e ora Tsipras, si sono appellati al senso patriottico dei greci. Ma era pura demagogia  perché le ferite della crisi le hanno subite tutti, a destra come a sinistra.

Con amarezza, perché su lui si puntava (greci ed europei) per un riavvio del Paese, va ammesso che il giovane Alexis Tsipras passerà alla storia con il suo nome stampato in grassetto. Privilegio che non avranno i suoi due predecessori. È vero sono stati loro a preparare il terreno per questo cambio di paradigma, ma è Tsipras ad averlo redatto il 28 giugno e protocollato domenica 5 luglio.

 

P.S.: Se il governo sosteneva -  fino a mercoledì e stando anche alle dichiarazioni di Varoufakis di ieri mattina - che le banche avrebbero aperto martedì prossimo, ieri pomeriggio il ministro Nikos Pappas ha chiarito che le banche apriranno quando verrà firmato l'accordo.  Con tutta la buona volontà da entrambe le parti, le procedure per il nuovo accordo dureranno almeno due settimane perché le discussioni partiranno da zero, o almeno non prima del 20 luglio, giorno in cui la Grecia deve pagare 3,5 miliardi alla Bce. Anche ieri mi sono messo in coda per ritirare la mia dose giornaliera di "metadone" (60 euro, si chiede scusa per il parallelo, ma che almeno ci salvi l'ironia). Le banconote da 20 euro erano esaurite, così il bancomat mi ha comunicato che potevo ritirare una banconota da 50 euro. Quei 10 euro rimanenti che mi spettavano non si aggiungeranno ai 60 euro di domani.  Mi domando quando finirà la carta-moneta. 


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