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REFERENDUM GRECIA/ Quella "guerra civile" insita nella storia di Atene

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Altre notizie spicciole. Ieri sono stati riassunte circa 1500 persone. Il nuovo presidente dell'azienda petrolifera a controllo statale Elpe (nominato dal governo Tsipras e voluto fortemente dal ministro per l'energia Panagiotis Lafazanis, per capirci il "dracmista" più convinto) ha deciso di aumentare il suo stipendio annuale di 110 mila euro, portando l'importo da 170 a 280 mila euro. Quattro deputati di "Greci Indipendenti", l'altro partito della coalizione, hanno pubblicamente dichiarato che voteranno "sì". Uni di loro è stato "cancellato" dal partito e invitato a dimettersi. Il suo leader, il ministro della Difesa, Panos Kammenos, in simbiosi con il suo ruolo ha commentato: "Siamo in guerra e noi non facciamo sconti". 

In un messaggio televisivo, l'ex primo ministro Kostas Karamanlis (il primo demiurgo della crisi economica) si è espresso per il "sì". Uno stralcio del suo intervento: "Sicuramente l'Unione europea ha parecchie debolezze nel suo funzionamento. E forse i nostri alleati hanno commessi grossi sbagli nell'affrontare la crisi. Sicuramente sbagli li abbiamo commessi anche noi". Soltanto due considerazioni "tecniche". La prima: prima ha parlato degli sbagli "europei" (21 parole), poi dei "nostri" sbagli (7 parole). Dei suoi, quale primo ministro senza spina dorsale - nei sei anni di governo, ha ingigantito il settore pubblico e sfarinato l'economia privata - neanche una parola, a meno che non usasse il "pluralis maiestatis". Tutto secondo tradizione dei politici. Ho cercato una notizia, questa confermata poi dai fatti: un noto astrologo, a giugno, scrisse: "A luglio sono previste delle difficoltà per il Paese".

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