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FINANZA E POLITICA/ Così Monti svela il piano degli eurocrati sull'Ue

Mario Monti, ora a capo di un gruppo istituzionale europeo, ha rilasciato in un'intervista al Corriere della Sera in cui parla dell'Ue. Il commento di RAFFAELE IANNUZZI

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

Abbiamo vissuto una stagione italiana in cui avevamo due connazionali di spicco a implementare quella che si chiama, con suadente eufemismo, "governance dell'eurozona", ed entrambi rispondevano al nome di Mario: Mario Draghi e Mario Monti, of course. Anzi, considerando che quest'ultimo viene soprannominato "il Tedesco", meglio dire natürlich. Non è una stagione da dimenticare, al contrario, è da ricordare e lo dobbiamo fare ogni giorno, soprattutto in questo grottesco fine stagione politica di Matteo Renzi.

Ci pensa Mario Monti a rinfrescarci la memoria. Sempre zelante nell'uso delle categorie tecniche, in un'intervista al Corriere della Sera compie un'operazione di comunicazione strategica prima ancora che politica degna di nota, che merita attenzione e accurata analisi.

1) Intanto, chi è Monti, oggi? È il presidente del "Gruppo sulle risorse proprie dell'Ue", istituito nel 2014. Cosa fa questo gruppo? Una cosa molto semplice: invera fino in fondo quel "più Europa" che le élites eurocratiche e finanziarie invocano da anni. E come lo fa? Ancora più semplice: dichiarando che l'Europa dovrà avere risorse proprie, non dipendenti dal trasferimento di contributi nazionali e addirittura una "fiscal capacity" autonoma. In altri termini: l'Europa deve esistere a prescindere. 

Gli Stati nazionali, in questa cornice, non sono i mallevadori di un'Europa così immaginata, ma, al contrario, sono i lacci e i lacciuoli sempre all'opera, ogniqualvolta si debba trattare di integrazione economico-finanziaria e, dunque, ultimamente istituzionale. Questa la premessa del ragionamento di Monti: signori, la crisi attuale è una crisi di crescita dell'influenza dell'Europa, addirittura la Grecia, insiste Monti, dopo averlo detto e ribadito già a partire dal 2011, è la cartina di tornasole della vittoria e dell'egemonia meta-valutaria dell'euro, visti gli sforzi e i sacrifici che il popolo greco è disposto a fare per tenersi l'acclamata, a dire dell'ex Presidente del Consiglio, currency

2) Molto interessante. Scendiamo nel dettaglio. La visione di Monti è spiccatamente hegelo-marxista. Tradotto: la necessità storica condurrà deterministicamente e dunque necessariamente l'Europa a superare se stessa, fino a diventare una mega e super-istituzione in grado di regolare autonomamente la vita dei popoli e il funzionamento degli Stati, i quali vengono, da un lato, "liberati" dal farsi carico degli oneri fiscali e contributivi pro Ue, e dall'altro, con torsione propriamente dialettica, vengono posti sul banco degli imputati in quanto ancora legati alla vecchia visione della salvaguardia, costi quello che costi, degli interessi nazionali, cosa non solo disdicevole praticamente per definizione, a detta di Monti e non solo sua, ma oggettivamente scardinatrice della realtà Europa tout court


COMMENTI
30/07/2015 - Marx e Hegel sono tedeschi pure loro. (Claudio Baleani)

Marx e Hegel sono tedeschi e la cosa migliore che hanno fatto è vendersi come grandi pensatori. Purtroppo abbiamo scoperto solo parecchio dopo che hanno detto un sacco di scemenze e di cose totalmente inutili. Perché non li lasciamo riposare in pace? La domanda che ci dobbiamo fare è un'altra: si possono ripagare i debiti che tutti gli stati europei e tutti i paesi industrializzati hanno fatto lasciando sostanzialmente integro il sistema produttivo e sociale? La risposta è no. Sia con l'eurotassa, sia con le tasse nazionali. Gli Stati Uniti quando nella loro storia finanziaria si sono trovati in situazioni di crash, come ne sono usciti? Mai aumentando le tasse e cercando di ripagare i debiti. A chi giova l'idea di trasformare il denaro da grandezza che misura il flusso in misuratore di ricchezza di stock? In realtà a nessuno, salvo a quelli che intendono comprare a prezzi bassi e cioè in situazione di penuria di circolante e desertificazione industriale. C'è una unica strada: la remissione dei debiti mediante acquisto dei titoli di stato da parte dell'istituto emittente, emissione di circolante sostitutivo, creazione di un fondo del debito irredimibile, concertazione di avanzo primario, abbassamento dei prezzi e delle tasse, riduzione normativa.