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SCUOLA & ICI-IMU/ Le paritarie (e il non profit) sono commerciali o no?

Pubblicazione:giovedì 30 luglio 2015

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Questi elementi distorsivi della concorrenza sono considerati aiuti di Stato e, sebbene non siano definiti dal Trattato, vantano giurisprudenza consolidata: è aiuto di Stato la sovvenzione statale che crea distorsioni alla concorrenza perché favorisce alcuni operatori al posto di altri. In questo senso può essere aiuto di Stato anche l'agevolazione fiscale. 

Secondo costante giurisprudenza europea, nell'ambito del diritto della concorrenza, il concetto di "impresa" comprende qualsiasi ente che eserciti attività economica, a prescindere dal suo status giuridico e dalle sue modalità di finanziamento. In proposito, un certo clamore era stato destato dalla Sentenza della Corte 10 Gennaio 2006 nel procedimento C-222/04, che riguardava le fondazioni bancarie.

In questa sentenza veniva affermato che la nozione di impresa è esclusa quando l'attività svolta "ha natura esclusivamente sociale e non è svolta su un mercato in concorrenza". Quando, invece, l'ente agisce direttamente e "può offrire servizi e beni sul mercato in concorrenza con altri operatori" […] deve essere considerato come un'impresa, "in quanto svolge un'attività economica, nonostante il fatto che l'offerta di beni o servizi sia fatta senza scopo di lucro, poiché tale offerta si pone in concorrenza con quella di operatori che invece tale scopo perseguono".

A parte l'ovvia osservazione che molti servizi prestati da enti non profit non sono prestati in un mercato concorrenziale, da questo breve e assolutamente incompleto excursus si può facilmente comprendere che c'è un problema e che va affrontato in modo radicale. Se, infatti, nel diritto italiano, la presenza di attività organizzata per la produzione di servizi è lo scivolo verso la qualificazione di un ente, pur non lucrativo, come commerciale e se l'Europa, dal canto suo, considera l'offerta di servizi sul mercato un elemento che porta a qualificare le agevolazioni come aiuto di Stato, è possibile agevolare il non profit?

A questa domanda non si può rispondere se non ponendone un'altra: perché il non profit va agevolato? La concessione di agevolazioni fiscali ha una sua ragione: un ente è agevolato perché le finalità perseguite sono per il bene comune; perché opera in settori di attività di pubblico interesse, pur essendo privato; se non ci fosse, dovrebbe intervenire la Pubblica amministrazione o altro organismo, perché quello che realizza è importante per la società. Può trattarsi dell'auto-organizzazione di persone che vogliono costruire luoghi di socialità (si pensi ai tanti "circoli" che animano l'Italia), o di fondazioni che, senza scopo di lucro, realizzano servizi rivolti a soggetti che attraversano momenti di vulnerabilità. Oppure di scuole paritarie.

Questi servizi talvolta sono offerti dietro corrispettivo, perché nonostante siano di interesse generale non godono di risorse pubbliche, o ne godono parzialmente. Ma i conti dello Stato in rosso non sono una buona ragione per cessare di considerarli di pubblica utilità.

La definizione di ente non commerciale non può non tenere conto di questo e appiattirsi su una definizione che, a fronte della vendita di servizi, qualifica l'ente come commerciale. C'è servizio e servizio. C'è finalità e finalità. Ma come si può fare con l'Europa?


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COMMENTI
30/07/2015 - Concorrenza? (Giorgio Consonni)

Scusate! Ma di quale CONCORRENZA si va parlando? Se si dovessero applicare i criteri della concorrenza ai servizi pubblici (come la scuola paritaria), il concorrente per eccellenza è lo stato. E lo stato offre servizi ad un prezzo nettamente inferiore ai costi. In qualche caso gratuitamente. Non sono esperto di economia e mercati, ma mi è stato insegnato che questo è DUMPING. Cioè concorrenza sleale. Se si applicano i criteri della concorrenza ai servizi pubblici - quindi - chi va sanzionato è lo stato. Non gli enti sussidiari (Scuole paritarie o ONLUS in genere). Se poi si considera che gli "aiuti di stato" tanto deprecati dai regolamenti europei vengono proprio dal concorrente numero 1 degli enti che ne beneficiano, si ha un'idea del livello di confusione che regna. Semplicemente, i criteri della concorrenza non sono applicabili ai servizi classificabili come socialmente utili.

 
30/07/2015 - Unica soluzione Bonus Scuola 80% (Carlo Cerofolini)

Dopo la sentenza della Cassazione che obbliga le scuole paritarie non statali a pagare l’Ici-Imu – mettendole così a serio rischio di chiusura – è inutile girarci intorno, la soluzione è una sola, se si vuole garantire sia la libertà di istruzione costituzionalmente garantita sia l’art. 33 della stessa Costituzione (senza oneri per lo Stato), sia i divieti Ue sugli aiuti di stato: dare un corposo Bonus scuola direttamente alle famiglie (non alle scuole). Famiglie che poi potranno decidere liberamente se spenderlo nelle scuole paritarie statali o non statali. Tale Bonus- indicativamente - dovrebbe essere pari all’80% del costo medio dello studente nelle scuole statali, mentre il restante 20%, mancante a coprire l’intera spesa del costo per studente, potrebbe essere per il 5% a carico delle famiglie, come tassa d’iscrizione, e per il 15% a carico della scuola paritaria non statale (nel caso che non sia più risparmiosa della scuola statale) o dello Stato per quella statale.

 
30/07/2015 - commento (francesco taddei)

la chiesa non è un'azienda, ma non esiste solo lei sul mercato. dipende dal soggetto che la costituisce. in lombardia gli ospedali tipo santa rita ce ne sono.