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Economia e Finanza

SCUOLA & ICI-IMU/ Le paritarie (e il non profit) sono commerciali o no?

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Spesso gli aiuti vengono da dove meno ce li si aspetta e, in questo caso, arrivano dalla risposta dell'Agenzia delle Entrate all'audizione fatta alla Camera in occasione dell'esame della riforma del Terzo settore. L'Agenzia, con realismo, pone il tema di come l'Europa potrebbe guardare ad agevolazioni al Terzo settore, affermando che "l'eventuale introduzione di misure agevolative di carattere fiscale, però, va certamente contemperato con la normativa comunitaria in tema di aiuti di Stato". 

Dopo di che inizia a ipotizzare soluzioni, osservando che "l'Unione europea ha recentemente varato un'articolata disciplina riguardante la compatibilità di quegli aiuti di Stato che si configurino specificamente come forme di compensazione degli obblighi di servizio pubblico, concessi a determinate imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale (Sieg)".

L'agenzia delle Entrate, giustamente, introduce il tema della "grande deroga" al principio di concorrenza costituito dai Sieg, stabilita dall'articolo 106 del Trattato. Ai sensi di tale articolo, infatti, "le imprese che si occupano di servizi di interesse economico generale sono sottoposte alle regole della concorrenza nei limiti in cui l'applicazione di tali norme non osti all'adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata". 

Certo, la disciplina dei Sieg è molto rigida, ma potrebbe comunque costituire un buon inizio per un dialogo fruttuoso con l'Europa, teso a far comprendere la grande ricchezza che il settore non profit costituisce per la nostra società. Anche per questo, l'Agenzia delle Entrate conclude affermando che "va dunque apprezzata la possibilità di ripensare l'attuale regime di tassazione del Terzo settore alla luce delle finalità solidaristiche e di utilità sociale, della non lucratività soggettiva e dell'impatto sociale […]. Resta ovviamente il problema di costruire un sistema normativo in grado di verificare le finalità solidaristiche e di utilità sociale, il divieto di ripartizione (diretta e indiretta) degli utili e di misurare l'impatto sociale". Viene dunque prospettata una modulazione della tassazione sulla base delle finalità solidaristiche e di utilità sociale, legate alla misurazione dell'impatto sociale realizzato.

Certamente le osservazioni dell'Agenzia delle Entrate possono costituire uno spunto importante per la definizione di una disciplina dei soggetti non profit improntata sulla valorizzazione dell'utilità pubblica delle attività prestate in settori di attività considerati di interesse generale e senza scopo di lucro. Per queste ragioni, mi sembra che sia maturo il tempo per affrontare il tema, con la giusta tensione a valorizzare tutto - ma proprio tutto - quello che nel nostro Paese c'è e opera per il bene comune.

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COMMENTI
30/07/2015 - Concorrenza? (Giorgio Consonni)

Scusate! Ma di quale CONCORRENZA si va parlando? Se si dovessero applicare i criteri della concorrenza ai servizi pubblici (come la scuola paritaria), il concorrente per eccellenza è lo stato. E lo stato offre servizi ad un prezzo nettamente inferiore ai costi. In qualche caso gratuitamente. Non sono esperto di economia e mercati, ma mi è stato insegnato che questo è DUMPING. Cioè concorrenza sleale. Se si applicano i criteri della concorrenza ai servizi pubblici - quindi - chi va sanzionato è lo stato. Non gli enti sussidiari (Scuole paritarie o ONLUS in genere). Se poi si considera che gli "aiuti di stato" tanto deprecati dai regolamenti europei vengono proprio dal concorrente numero 1 degli enti che ne beneficiano, si ha un'idea del livello di confusione che regna. Semplicemente, i criteri della concorrenza non sono applicabili ai servizi classificabili come socialmente utili.

 
30/07/2015 - Unica soluzione Bonus Scuola 80% (Carlo Cerofolini)

Dopo la sentenza della Cassazione che obbliga le scuole paritarie non statali a pagare l’Ici-Imu – mettendole così a serio rischio di chiusura – è inutile girarci intorno, la soluzione è una sola, se si vuole garantire sia la libertà di istruzione costituzionalmente garantita sia l’art. 33 della stessa Costituzione (senza oneri per lo Stato), sia i divieti Ue sugli aiuti di stato: dare un corposo Bonus scuola direttamente alle famiglie (non alle scuole). Famiglie che poi potranno decidere liberamente se spenderlo nelle scuole paritarie statali o non statali. Tale Bonus- indicativamente - dovrebbe essere pari all’80% del costo medio dello studente nelle scuole statali, mentre il restante 20%, mancante a coprire l’intera spesa del costo per studente, potrebbe essere per il 5% a carico delle famiglie, come tassa d’iscrizione, e per il 15% a carico della scuola paritaria non statale (nel caso che non sia più risparmiosa della scuola statale) o dello Stato per quella statale.

 
30/07/2015 - commento (francesco taddei)

la chiesa non è un'azienda, ma non esiste solo lei sul mercato. dipende dal soggetto che la costituisce. in lombardia gli ospedali tipo santa rita ce ne sono.