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SCUOLA & ICI-IMU/ Le paritarie (e il non profit) sono commerciali o no?

Il recente dibattito sull'Imu da far pagare o meno alle scuole paritarie porta anche a una riflessione che coinvolge l'intero Terzo settore. Ce ne parla MONICA POLETTO

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Le recenti sentenze della Corte di Cassazione hanno riportato alla ribalta il tema dell'Ici - ora Imu - per le scuole paritarie. Leggendo le sentenze, e riportando così alla memoria il dibattito di questi anni, ritorna a essere evidente che il vero tema, dirimente nella questione Imu ma non solo, è la definizione di quando un ente possa essere - o meno - considerato non commerciale.

È utile sottolineare che la definizione della commercialità non riguarda affatto i soli enti ecclesiastici, né il solo mondo della scuola paritaria, ma tutto il mondo del non profit. Anche in occasione dell'iter della riforma del Terzo settore è più che mai importante arrivare a una definizione del soggetto ente non commerciale e della conseguente tassazione delle attività che tenga conto dell'evoluzione che ha interessato gli enti e dell'impostazione che in Europa sta prendendo piede. Da sempre si tratta di una definizione complessa, che si è prestata a tante e diverse interpretazioni sia dell'Agenzia delle Entrate, sia della Corte di Cassazione. 

Semplificando assai, per la legislazione tributaria italiana sono enti non commerciali quelli "che non hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciale". Con l'espressione attività commerciale si intende fare riferimento all'attività che determina reddito di impresa, e tra i redditi di impresa sono compresi "i redditi derivanti dall'esercizio di attività organizzate in forma di impresa dirette alla prestazione di servizi".

Il dibattito, dunque, riguarda l'accezione di "attività organizzate in forma di impresa". Tale definizione, infatti, non tiene conto delle finalità di interesse generale che gli enti perseguono, finendo per equiparare, dal punto di vista della tassazione, enti che perseguono finalità di interesse generale in modo non lucrativo a società commerciali che operano in un mercato concorrenziale e possono distribuire gli utili. In questi anni ci si è però resi conto dell'importanza delle finalità non lucrative e della peculiarità di molti settori di attività, che per loro natura o per i soggetti a cui si rivolgono devono essere considerati di utilità sociale.

Sono pertanto nati regimi tributari "speciali" - primo fra tutti quello delle Onlus - che godono di importanti agevolazioni, sia dal punto di vista della decommercializzazione di attività che avrebbero, invece, natura commerciale, sia dal punto di vista della possibilità - per chi effettua donazioni a tali enti - di detrarle dalle proprie imposte o dedurle dal proprio reddito. Pertanto, esiste già in Italia una deroga importante a una tassazione indiscriminata dell'attività di prestazione di servizi dietro corrispettivi, costituita appunto dalla disciplina delle Onlus - oltre che, per attività decisamente più marginali, anche per le organizzazioni di volontariato.

Altre grande deroga riguarda il mondo associativo che, a fronte di statuti e organizzazione effettivamente democratici, vede la decommercializzazione delle prestazioni di servizi effettuate nei confronti dei soci dietro corrispettivo.

Il dibattito intorno al tema Ici-Imu ha poi acceso i riflettori su un protagonista che era stato un po' ignorato: l'Europa. Per la legislazione europea, la possibilità di concedere agevolazioni fiscali agli enti non profit è subordinata ad uno dei principi cardine, la libera concorrenza. In proposito è impossibile non citare l'articolo 87 del Trattato, che esordisce così: "Salvo deroghe contemplate dal presente trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza".


COMMENTI
30/07/2015 - Concorrenza? (Giorgio Consonni)

Scusate! Ma di quale CONCORRENZA si va parlando? Se si dovessero applicare i criteri della concorrenza ai servizi pubblici (come la scuola paritaria), il concorrente per eccellenza è lo stato. E lo stato offre servizi ad un prezzo nettamente inferiore ai costi. In qualche caso gratuitamente. Non sono esperto di economia e mercati, ma mi è stato insegnato che questo è DUMPING. Cioè concorrenza sleale. Se si applicano i criteri della concorrenza ai servizi pubblici - quindi - chi va sanzionato è lo stato. Non gli enti sussidiari (Scuole paritarie o ONLUS in genere). Se poi si considera che gli "aiuti di stato" tanto deprecati dai regolamenti europei vengono proprio dal concorrente numero 1 degli enti che ne beneficiano, si ha un'idea del livello di confusione che regna. Semplicemente, i criteri della concorrenza non sono applicabili ai servizi classificabili come socialmente utili.

 
30/07/2015 - Unica soluzione Bonus Scuola 80% (Carlo Cerofolini)

Dopo la sentenza della Cassazione che obbliga le scuole paritarie non statali a pagare l’Ici-Imu – mettendole così a serio rischio di chiusura – è inutile girarci intorno, la soluzione è una sola, se si vuole garantire sia la libertà di istruzione costituzionalmente garantita sia l’art. 33 della stessa Costituzione (senza oneri per lo Stato), sia i divieti Ue sugli aiuti di stato: dare un corposo Bonus scuola direttamente alle famiglie (non alle scuole). Famiglie che poi potranno decidere liberamente se spenderlo nelle scuole paritarie statali o non statali. Tale Bonus- indicativamente - dovrebbe essere pari all’80% del costo medio dello studente nelle scuole statali, mentre il restante 20%, mancante a coprire l’intera spesa del costo per studente, potrebbe essere per il 5% a carico delle famiglie, come tassa d’iscrizione, e per il 15% a carico della scuola paritaria non statale (nel caso che non sia più risparmiosa della scuola statale) o dello Stato per quella statale.

 
30/07/2015 - commento (francesco taddei)

la chiesa non è un'azienda, ma non esiste solo lei sul mercato. dipende dal soggetto che la costituisce. in lombardia gli ospedali tipo santa rita ce ne sono.