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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Banche, il dato che fa paura all'Italia

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Dallo studio curato da R&S Mediobanca è anche emerso che le banche retail rendono più dell'investment banking: per le prime il Roe medio si è attestato in Europa al 5,1% e negli Usa al 12,8% contro, rispettivamente, il 3% e il 5,8% del secondo. Superiori anche altri indicatori, incluso l'apprezzamento della Borsa, con un rapporto tra prezzo di mercato e valore del patrimonio netto che risulta di circa il 30% più alto in chi concede più credito. Un solo neo: quello della banca commerciale resta un mestiere pagato di meno. In Europa il costo del lavoro per dipendente è di 77mila euro contro i 107mila di chi lavora nell'investment banking (96mila dollari contro 121mila negli Usa). 

Quanto alle banche italiane, all'inizio di quest'anno sono tornati a crescere i crediti concessi alla clientela: nel primo trimestre si è infatti registrato un incremento dell'1,9% rispetto a un anno prima, la prima variazione positiva da settembre 2011, peccato che con la Bce entrata all-in sul mercato obbligazionario con il Qe e i tassi a zero, quel dato fosse atteso da tutti - Draghi in testa - ben superiore. Come al solito, qualcuno fa il furbino (e ricordate sempre che per l'Italia stiamo parlando solo delle due banche principali), mentre è ai massimi da quasi quattro anni la redditività degli istituti italiani con il Roe al 6,6%. Insomma, piaccia o meno, le banche sono il motore ma anche il problema, con buona pace del rimpasto di giunta a Roma. 

Il guaio è che in contemporanea con lo studio di R&S Mediobanca è uscito anche l'outlook mensile dell'Abi, ovvero il bollettino statistico a cura dell'Associazione bancaria italiana. E cosa si scopre, riferendosi in questo caso ai dati di maggio 2015? Che come prevedibile e inevitabile la traiettoria delle sofferenze bancarie italiane è perfettamente in linea con quella spagnola o greca, solo traslata di qualche trimestre: in particolare, le sofferenze nette rapportate al capitale più riserve (ovvero quelle sulle quali le banche non hanno ancora messo coperture a bilancio) stanno continuando a salire e dunque a erodere il "margine" di sicurezza costituito dal capitale delle banche. E lo stanno facendo a livello di record, visto che a maggio 2015 il peso percentuale delle sofferenze bancarie italiane rispetto a capitale e riserve è arrivato al 20,58%! Ma niente, sui giornali un trafiletto e via (con le banche nei cda dei grandi gruppi editoriali, difficile informare con indipendenza), mentre si sprecano le paginate per gli strepiti di qualche politico perché sugli autobus di Roma non funziona l'aria condizionata: signori, avanti di questo passo e con una recessione globale che è alle porte, se non si fa qualcosa non ci saranno nemmeno più gli autobus per strada! 

Non ci credete? Bene, il Wti, il petrolio statunitense, è ufficialmente in bear market, giù di oltre il 20% nelle ultime sei settimane e fino a prova contraria, il prezzo del petrolio - al netto della sovraproduzione da mal-investment - qualcosa a che vedere con lo stato di salute delle economie reali ce l'ha. E proprio ieri il gigante Chevron ha annunciato il taglio di 1500 posti di lavoro a livello globale. Guardate poi il primo grafico a fondo pagina, il prezzo del rame si sta letteralmente schiantando da inizio anno e con lui tutte le materie prime, sintomo anche questo della fine del super-ciclo e di una prospettiva recessiva. E ora guardate il secondo grafico, ci mostra come il volume del commercio mondiale sia ai minimi dal giugno 2014, altro canarino nella miniera destinato a morire per dirci che madama recessione è di nuovo tra noi.